Tribute band: sì o no?
Se fai musica tua, ti sarà capitato sicuramente di ritrovarti a discutere di come le cover band rovinano la scena musicale.
Ormai i proprietari di locali e organizzatori di eventi non investono più sulla musica originale, ma continuano a preferire gente che suona cover.
La gente vuole divertirsi, partecipare, cantare.
Siamo ormai abituati a un universo interattivo in cui possiamo condividere, commentare, spolliciare.
Si ipotizza che a breve saranno disponibili su Netflix delle serie TV in cui lo spettatore diventa parte attiva, può quindi decidere come prosegue la trama.
Assurdo, no?
Già viviamo nelle nostre bolle social in cui tutti la pensano come noi, se potremo decidere che finale dare a una serie TV, come affronteremo la vita reale, quando le cose non andranno come vogliamo noi?
Divagazioni a parte, c’è una categoria che viene più odiata dalle cover band: le tribute band.
Tabella dei Contenuti
Qual è la differenza tra cover band e tribute band?
In breve: la cover band suona brani di vari artisti, può spaziare tra diversi generi, mentre la tribute band decide di settorializzarsi, realizzando un vero e proprio tributo a un artista o una corrente in particolare.
Diversi tipi di tribute band
Gli imitatori
La band cerca di imitare in tutti i modi l’originale, sia nei vestiti che nelle movenze.
Il target è ben specifico sia a livello di pubblico che di locali in cui suonare. Se formi una band di Vasco Rossi hai buone probabilità di lavorare, come le migliaia di altre band tributo a Vasco Rossi.
Ma forse sono veramente troppe.
Mi è capitato di beccarne una in un locale e l’effetto è stato piuttosto straniante: il pubblico cantava e ballava come fosse a un vero concerto di Vasco Rossi.
Mi sono detta allora: ok io non sono il target, ma il loro pubblico si sta divertendo.
Però mi ha fatto un po’ di tristezza.
I rivisitatori
La cosa divertente di suonare cover è riarrangiarle, diciamocelo.
Suonarle uguali serve tantissimo a livello di studio, ma una volta che impari a suonarla bene, non è bellissimo stravolgerle?
Per qualche anno ho suonato in una tribute band a Mina; in duo (chitarra e voce) cercavamo di suonare i brani interpretati da Mina negli anni 60.
Immagina di rifare arrangiamenti orchestrali con solo l’ausilio di una chitarra, una loop station, una stomb box e una washboard: un’impresa ardua!
E’ stato un periodo veramente divertente della mia vita, sia durante lo studio e arrangiamento dei brani che durante i live. Questo tipo di tribute band secondo me ha un target e una filosofia molto diversi dagli imitatori.
I “rifacciamola in versione bossanova“
Qualche anno fa qualcuno ha pensato che sarebbe stato figo arrangiare dei brani pop rock in chiave bossanova.
E ancora qualcuno pensa sia una trovata originale.
Su Spotify è pieno di playlist di successi pop rivisitati in chiave bossanova, ti sarà sicuramente capitato di sentirli in sottofondo mentre stai cenando in un ristorante un po’ carino o in un lounge bar.
Questa cosa non avviene solo per le cover band, ma anche con le tribute band.
La sensazione è sempre quella, carino i primi due minuti, tre minuti, poi anche basta.
Le tribute band dei Pink Floyd
Questo è veramente un universo a parte.
Le tribute band dei Pink Floyd (da ora in poi TBDPF), sono meno diffuse delle TBDV (tribute band di Vasco) ma hanno decisamente un’infrastruttura molto più complessa.
Oltre all’organico in cui di solito c’è un chitarrista uomo che canta (che è colui che decide di fondare la band) ci sono almeno altri 5 elementi sul palco.
In più, spesso la band investe anche in una scenografia che richiami il tour di Pulse (il fondale con l’ovale e le immagini proiettate).
Per suonare in una TBDPF devi essere bravo tecnicamente, quindi in qualche modo i componenti rivendicano la loro dignità, soprattutto perché i Pink Floyd non esistono più, quindi è un modo per cercare di far rivivere le emozioni degli originali agli appassionati.
E qui veniamo al secondo punto.
Ha senso formare una Tribute Band di qualcuno che è ancora vivo/a?
Questo credo che sia il punto fondamentale di ogni ragionamento legato alle Tribute Band: se io ho la possibilità di andare a vedere l’originale, perché devo andare a sentire le copie?
Un conto è una reinterpretazione totale, quindi avrebbe anche senso, ma se rientrano nella categoria degli Imitatori, perché ci vado?
- Perché non mi posso permettere la spesa di un biglietto per l’originale
- Perché l’originale non viene mai in tour nella mia città
- Perché sono appassionatissima e voglio sentirlo più volte possibile
Qui si torna al ragionamento iniziale: non mi importa tanto ascoltare l’originale, ma cantare a squarciagola sulle canzoni che conosco.
Diverso è il ragionamento per le tribute band di artisti non più in attività o non più in vita.
Credo che in questo caso bisogna considerare l’effetto nostalgia.
C’è una tribute band italiana di Fabrizio de Andrè che lavora tantissimo, perché il cantante ha un aspetto e una voce molto simili a Fabrizio de Andrè.
In questo caso l’unica possibilità di rivivere dal vivo le emozioni dei brani amati è proprio assistere all’esecuzione di altri.
Come privare i fan di De Andrè della possibilità di condivisione collettiva di un’ emozione?
L’effetto nostalgia
Qualche giorno fa ero in Calabria e mi sono trovata ad assistere al concerto di una tribute band di Mina e Celentano.
Era una festa del mio paese natale, ero con i miei genitori che non vedo mai, con le mie sorelle, quindi l’effetto nostalgia era dietro l’angolo.
Ma per la prima volta ho veramente compreso la funzione di una tribute band.
Sarà che ho visto i miei genitori abbracciati cantare le canzoni della loro giovinezza, sarà che basso e batteria spaccavano, sarà che ero semplicemente felice di essere in vacanza, devo dire che mi sono veramente divertita.
La band apparteneva alla categoria degli Imitatori, il cantante era vestito come Celentano, cantava imitando Celentano e si muoveva in modo simile (muoversi come Celentano credo sia impossibile).
In più, durante le pause, intratteneva il pubblico con un piglio molto simile a Celentano.
Sono poi andata a cercare la band su Facebook e ho scoperto che il cantante è anche un regista/sceneggiatore.
Quello a cui ho assistito era un vero e proprio spettacolo, con tanto di ballerine (una delle cose che non mi è piaciuta invece) e cambi di abito.
Non sono una fan delle tribute band, come avrai capito, ma in questo caso guardo al fine del progetto, ovvero far rivivere dal vivo uno spettacolo appartenente al passato.
La comunicazione delle tribute band
Tempo fa ho letto un post di Vasco in cui intimava a una tribute band di non usare più le sue foto per i cartelloni pubblicitari.
Il motivo?
I locali, quando pubblicizzano le serate tributo non mettono la foto della band, ma la foto dell’artista vero.
Mi è capitato di vedere la foto di Lucio Battisti accanto alla scritta “sagra degli arrosticini”. Non è stato proprio bello.
Le tribute band spesso quindi non hanno neanche un’ immagine propria, sono solo delle persone che interpretano altre persone.
Se guardi le programmazioni di molti locali, vedrai cartelloni con solo foto di artisti famosi, e il nome in piccolo della tribute band.
Una programmazione intera che prevede solo tribute band.
Ma se si dà spazio solo alle tribute band, si finirà per cantare le stesse canzoni per sempre?
E quindi: cover band, si o no?
La mia opinione è: le band di Imitatori dovrebbero essere riservate solo a quegli artisti che non ci sono più, per rivivere l’effetto nostalgia.
Per quanto riguarda le band che esistono ancora, credo che si dovrebbe almeno cerca di reinterpretare i brani secondo il proprio stile.
Ma la cosa che mi auguro è che si pensi di più a proporre brani propri che a imitare gli altri.
E tu, che ne pensi?
Come sempre ti aspetto nei commenti.
W la musica, sempre.
Sara
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Sara Velardo
Cantautrice, musicista, produttrice.
Lavora da 30 anni nel mondo della musica, ha prodotto 3 dischi come cantautrice, 3 come produttrice, ha suonato in tour internazionali.
Ha scritto le musiche per diversi spettacoli teatrali, ha vinto il premio Musica contro le mafie.
Tiene corsi di scrittura e consulenze personalizzate per musicisti e musiciste.
Dal 2022 scrive di musica su Mescalina, Meer e sul suo blog Faremusica.



