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Sara Velardo - Musicista

Musica, musicisti e tecnologia

Evoluzione della musica

Musica, musicisti e tecnologia

Non esistono spazi creati per determinata musica, ma musica creata per determinati spazi.

Dal vangelo secondo Byrne, Come funziona la musica.

Non è sempre vero, ma lo è molto spesso.

Se pensi alla musica liturgica, per esempio, gli accordi lunghi e l’assenza di modulazioni sono motivati dall’eco infinita delle chiese.

La musica si adatta al tempo e allo spazio, alle innovazioni tecnologiche, alle esigenze umane.

Le improvvisazioni jazz sono nate per evitare di interrompere il brano nelle sale da ballo, per non fermare le danze del pubblico, per esempio. 

La musica elettronica è nata perché qualcuno ha inventato un macchinario in grado di produrre un suono artificiale.

La lunghezza delle canzoni e dei dischi è sempre dipesa dalla capacità di memoria del supporto, dai coni di cera agli mp3.

Ti ricordi i dischi doppi degli anni 90?

Con l’invenzione del cd e quindi della nascita di un supporto che potesse ospitare un numero maggiore di canzoni, gli artisti e le etichette hanno iniziato a produrre doppi cd, greatest hits, dischi live ecc…

La musica, ancora una volta, si è adattata allo spazio a sua disposizione.

Con l’arrivo del formato mp3 è cambiato nuovamente tutto: gli studi di registrazione si sono adeguati ai nuovi livelli di compressione, le dinamiche dei brani sono cambiate, si è rivoluzionato il modo di pubblicare e distribuire.

Nonostante tutto questo, è ancora possibile assistere a un concerto di musica classica in una sala da concerti.

La musica cambia, si evolve, ma rimane fruibile anche nelle sue vesti più antiche.

Quali sono gli effetti negativi? 

La facilità di diffusione delle opere musicali tramite lo streaming ha penalizzato i guadagni dell’industria musicale e la qualità dell’ascolto.

Da utenti non possiamo che gioire della possibilità di avere tutta la musica del mondo nelle nostre tasche, ma come artisti abbiamo visto crollare i guadagni derivanti dalla vendita dei dischi. 

La nostra musica si è adattata, ha trovato nuovi modi per diffondersi nel mondo.

Ma noi? Siamo rimasti indietro.

In un momento storico in cui l’A.I. minaccia di rimpiazzare ogni attività creativa, mi sono fermata a riflettere su come la tecnologia sia diventata non solo uno strumento che ci aiuta, ma anche qualcosa che detta i nostri ritmi di vita.

La connessione continua e gli strumenti a nostra disposizione ci aiutano a produrre di più, con l’effetto di aver creato un sistema in cui bisogna essere sempre super prestanti, super efficienti, super perfetti.

Il risultato è la diffusione di una parola che fino a qualche anno fa non conoscevamo: burnout. 

Ho scritto un articolo che parla di questo sulla rivista Meer, puoi leggerlo qui.

1 commento su “Musica, musicisti e tecnologia”

  1. Grazie mille Sara, articolo molto intrigante!
    Io è dall’anno scorso che mi sono abbonato a un canale di diffusione musicale a livello internazionale e ho scoperto la vastità immensa del mondo della musica contemporanea.
    Trovo che la nuova tecnologia abbia permesso, anche ad artisti con magari pochi investimenti a disposizione, di poter entrare nel mondo della discografia e farsi conoscere.
    Questo purtroppo ha un lato negativo: la velocità della musica; un brano che si ascolta una volta è molto facile che poi si disperda e non si trovi più… Proprio per questo ho cercato nell’ultimo periodo di ascoltare canzoni attraverso due metodi diversi; da una parte l’ascolto di ” studio “, cioè un’analisi di tanti brani semplicemente per conoscere le possibilità armoniche e melodiche e per scoprire nuove opportunità senza il giudizio che dopo 3 secondi ci fa dire se una cosa ci piace o no. Il secondo tipo di ascolto è, invece, quello più attento ed emozionale. Quello che mi fa dire: “voglio il CD di questa artista per potermi ricordare per sempre di lei”. È qualcosa di collegato al primo tipo naturalmente, è un approfondimento di un qualcosa che mi ha stupito, che mi è rimasto nel cuore.
    Devo dire che questo metodo mi sta aiutando un sacco, poiché ogni volta che apro il mio armadio dei CD, non trovo solo della musica che conosco a malapena, ma trovo delle storie… Dei racconti che ho percepito con tutti i sensi e che hanno ispirato la mia musicalità.
    ( L’esempio più calzante di questa cosa è Frank Turner, un artista inglese che ho conosciuto in una di queste playlist e che mi ha fatto innamorare della sua musica.
    L’altro giorno ho riascoltato un suo CD ed è stato come la prima volta, come aprire un libro che ti racconta una storia e tu rimani lì con una tazza di tè caldo ad ascoltare 🌟)

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