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Sara Velardo - Musicista

Musica digitale: lo streaming è la fine di tutto?

streaming e digital marketing

Musica digitale: lo streaming è la fine di tutto?

Hai visto la serie The Playlist?

Racconta di come l’invenzione dello streaming, in particolare di Spotify, sia riuscita a salvare le etichette discografiche dalla pirateria che in quegli anni minacciava di distruggere un intero ecosistema.

 
Nella serie Daniel Ek si propone un unico grande obiettivo: rendere la musica fruibile a tutti, in modo gratuito.
 
Ok Daniel, ma come fanno a sopravvivere tutti quelli che lavorano nell’industria musicale?
 
La serie apre tantissime prospettive sull’argomento, portandoci anche in un ipotetico futuro in cui il sistema collassa, futuro che ormai non sembra poi così lontano.
 
Spotify continua a tirare la corda e pagare sempre di meno gli artisti, che stanno iniziando a pensare a forme di distribuzione e promozione alternativa.
 

Ho intervistato sull’argomento Fabrizio Galassi – giornalista, docente e consulente di digital marketing- per analizzare insieme:

  • come scopriamo musica nuova nel 2024
  • cos’è il digital marketing e perché è così importante
  • se il digital marketing sostituisce un ufficio stampa
  • se ha ancora senso produrre dischi fisici
  • quanto (non) sono cambiate le dinamiche dell’industria musicale
  • il conflitto di interesse delle case discografiche azioniste di Spotify
  • quali sono i modi migliori per promuoversi nel 2024
L’intervista è stata pubblicata su Meer, rivista con cui collaboro da tempo, puoi leggere la versione integrale a questo link.

 

Come sempre ti aspetto nei commenti.


W la musica, sempre.


Sara 
 
 
 
 
 

2 commenti su “Musica digitale: lo streaming è la fine di tutto?”

  1. Grazie mille Sara per il tuo articolo.
    Il tema è davvero interessante, io, essendo molto giovane, sono nato già con Spotify e perciò non ho visto dal vivo questo sbalzo di mercato.
    Tuttavia, informandomi, mi sono accorto di quanto comprare un CD o un vinile in questa epoca sia rivoluzionario. Come hai detto tu, vengono pubblicate più di 60000 canzoni al giorno solo su Spotify; e proprio per questo dobbiamo imparare a nuotare in mezzo a questa distesa di proposte. Possedere un oggetto fisico, di una band o di un artista, ci permette di creargli uno spazio all’interno della nostra storia; questo perché, prima o poi, aprendo un armadio o l’altro, ci ricapiterà di riascoltarlo e di rivivere quell’esperienza musicale… Mentre, con una piattaforma, nel momento in cui si elimina una playlist le canzoni finiscono in un cestino senza fondo.
    A mio avviso, per concludere, ai giorni nostri ci sono tantissimi mezzi per comunicare ( che sia in modo autonomo su Instagram o tramite un’etichetta su Bandcamp), quello che bisogna imparare è conoscere quale può essere il proprio mezzo preferito.
    🎶 Grazie W la musica!

    1. Ciao Lorenzo, indubbiamente da utente Spotify è stata una cosa rivoluzionaria per chi come me è nata in epoca pre internet. Ogni volta che mi viene in mente una canzone da ascoltare posso cantarla a Google che mi trova il titolo e poi riprodurla subito…woooow! Dal lato artista però questo ha comportato una perdita di guadagno incredibile, anche per noi indipendenti che magari vendevamo 10/12 dischi a sera. Adesso il pubblico sa che torna a casa e può rivivere le emozioni della serata ascoltandoci online, solo chi si affeziona veramente all’artista investe 10/15 euro per sostenerlo. Credo appunto che l’unico modo per sopravvivere oggigiorno sia instaurare un rapporto vero tra se e i propri fan!
      Un abbraccione a presto!

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