Lucio Corsi disegno

Lucio Corsi, Zanobini e Sanremo

Ovvero: l’arte dimenticata di dare tempo a un artista di sbocciare.

Nel 2018 partecipai a un master in Marketing per la Musica presso la Napier Academy di Milano.

Tra i docenti c’erano Xabier Iriondo, Emanuela Teodora Russo, Fabrizio Galassi, Paola Farinetti e Matteo Zanobini, manager di Picicca (già collaboratore di Brunori, Colapesce e Di Martino e tanti altri).

Ricordo che l’incontro con Zanobini fu illuminante, in quel periodo stavo cercando di aprire un’etichetta e dovevo imparare a gestire una serie di cose.

Volevo capire cosa fa un manager, un ufficio stampa, come ci si rapporta con gli artisti e tanto altro.

Una delle cose che mi rimase impressa fu sentirlo dire queste parole: “c’è questo cantautore che non si caga nessuno, ma io continuo a investire su di lui perché mi piace, e sono sicuro che tra qualche anno esploderà”.

Stava parlando di Lucio Corsi.

Quel nome non l’ho mai dimenticato, e negli anni ho cominciato a sentire parlare di lui, ho scoperto la sua musica e me ne sono innamorata.

Ho gioito quando ha firmato con una grande etichetta come la Sugar, ho visto i suoi concerti attirare sempre più pubblico.

Quest’anno, vedendo il suo nome tra i big di Sanremo ho proprio pensato “Zanobini ce l’hai fatta”.

Perché non è solo Lucio Corsi ad avercela fatta, ma anche tutti quelli che hanno creduto in lui.

Credo che ormai avere qualcuno che crede in te e investe sulla tua musica sia diventato un sogno impossibile.

Siamo abituati ad artisti che durano una stagione, che se non riescono a emergere dopo un talent spariscono.

Siamo continuamente bombardati da nuove uscite discografiche, ma abbiamo pochi artisti che rimangono nel tempo.

Nella mia newsletter parlo sempre di come il mercato discografico sia cambiato negli anni, di come abbiamo perso i grandi manager e le grandi etichette che investivano sugli artisti permettendo loro di crescere e di crearsi piano piano una fanbase.

Storie come quelle di Matteo Zanobini e Lucio Corsi mi danno fiducia che ci sia ancora qualcuno che crede ancora in questa visione, che alla fine il talento viene fuori e riesce a conquistare piano piano il pubblico, una persona alla volta.

Lucio Corsi Cosa Faremo da Grandi

L’importanza del management

Parlare di “manager”può sembrare un po’ anacronistico per molti, perché i soldi dell’industria musicale sono sempre meno, e quindi tante figure sono sparite.

Gli artisti diventano sempre di più imprenditori di se stessi, e gli intermediari vengono messi da parte.

Il manager dovrebbe occuparsi di tutte le attività imprenditoriali che consentono agli artisti e le artiste di crescere, in modo da lasciarli liberi e libere di pensare solo alla parte artistica.

In Italia abbiamo manager che si occupano di gestire i grandi nomi che muovono migliaia di persone, per es. la regina Marta la Tarma, che sembra riesca a portare al successo ogni artista che segue, o che abbia un istinto pazzesco nella scelta degli artisti da seguire.

Ma abbiamo anche tantissimi e tantissime manager delle etichette indipendenti che svolgono un lavoro preziosissimo di scouting e growing, ovvero scovano i giovani talenti, li fanno crescere e poi li portano alle grandi etichette.

Un lavoro del genere richiede necessariamente una forte passione, perché i manager lavorano con contratti a percentuale, quindi investono il loro tempo e le loro energie in un artista solo se ritengono che il progetto sia valido.

Mi è capitato di offrire questo servizio agli artisti che seguivo e ti assicuro che non è un lavoro per niente facile, bisogna creare un fortissimo rapporto di fiducia che è determinante per riuscire a raggiungere dei risultati.

Il manager deve rispettare l’identità dell’artista, e l’artista deve a sua volta seguire le indicazioni del manager.

Allo stesso tempo si devono rispettare ruoli e confini, è tutta una questione di equilibrio che non è sempre facile mantenere.

lost in paradise
In questa foto sono alla presentazione del disco di una band che ho seguito sia come produttrice che come manager, si è creato inevitabilmente un legame di amicizia.

Ma cosa succede quando un artista poco conosciuto al grande pubblico finisce sul palco di Sanremo?

 

Il festival, piaccia o no, rimane la manifestazione musicale più seguita in Italia.

E ogni tanto, tra una battuta e l’altra, scopriamo degli artisti e delle artiste che non conoscevamo, e che in poco tempo fanno quel salto di popolarità che sconvolge le classifiche.

Per esempio, qualche anno fa arrivò sul palco di Sanremo La Rappresentante di Lista, che adoravo e seguivo da tempo.

Vedere i loro numeri crescere e i loro brani salire in classifica mi riempì di gioia, soprattutto perché sentivo il loro nome girare da tantissimo tempo: suonavano nei piccoli locali in cui ero passata anche io, avevano fatto anni e anni di gavetta, e finalmente erano lì dove si meritavano di essere.

Mi sentivo felice di sapere che tantissimi avrebbero riscoperto i loro vecchi album e le loro canzoni.

Ma questo passaggio per i fan può essere anche traumatico.

Succede una cosa strana quando un’artista di nicchia arriva al grande pubblico: i fan della prima ora sono quasi gelosi, hanno paura di non trovare più biglietti per i concerti, temono che il mondo del mainstream risucchi i loro idoli e li trasformi in qualcosa che non sono.

Nel caso della Rappresentante di Lista, quando sono tornati a Sanremo l’anno dopo con “Ciao Ciao” ho sentito un distacco totale dai dischi precedenti, non li ho più riconosciuti, e nonostante l’amore per i primi album, mi sono gradualmente allontanata.

Qualcosa per me era cambiato.

La rappresentante di lista
Fonte: Wikimedia

“Lucio Corsi l’ho inventato io”

In questi giorni leggo commenti entusiasti di chi ascolta Lucio Corsi per la prima volta, e commenti un po’ gelosi dei fan affezionati, che ci tengono ad affermare che loro lo conoscevano da prima, come a fare da guida ai nuovi arrivati nella scoperta di un nuovo artista.

Questa cosa mi fa tanta tenerezza, mi ricorda quanto sia importante il legame che si crea con il pubblico che ti segue, quanto siano importanti le prime persone che iniziano a seguirti e che fanno il tifo per te.

E penso che se Lucio Corsi è su quel palco oggi è proprio perché c’erano già tutte quelle persone a sostenerlo.

I nuovi fan

Il nostro cervello ha la tendenza ad affrontare le novità ancorandosi alla realtà che già conosce.

Praticamente quando vediamo qualcosa di nuovo, dobbiamo necessariamente paragonarlo a qualcosa che conosciamo, per aiutarci a comprenderlo meglio.

Per questo nel caso di Lucio Corsi sono facili i paragoni con Ivan Graziani, David Bowie, Bennato ecc, perché aiutano il pubblico a collocarlo immediatamente in una nicchia, per capirlo meglio.

Il pubblico che segue il festival di Sanremo non è necessariamente un grande ascoltatore di musica, quindi spesso i riferimenti sono molto mainstream.

Come può un artista come Lucio Corsi non emergere in mezzo a tanti altri, con la sua originalità compositiva e identità visiva?

Lucio Corsi
Fonte: Wikimedia

Cosa viene dopo

La TV è un grande amplificatore e acceleratore.

Partecipare al festival è un grande investimento di tempo, energie e soldi, ma i ritorni economici e d’immagine sono enormi.

Ci sono artisti che vivono grazie ai diritti d’autore di brani che sono andati bene al festival, altri artisti che sopravvivono solo grazie alle partecipazioni al festival e che poi non senti durante l’anno (a meno che tu non sia un loro fan e li segui dal vivo) perché non riescono a piazzare un singolo in radio.

Dietro a quelle esibizioni di pochi minuti c’è una macchina di soldi, sponsor, autori, diritti, edizioni, contratti che non si vede ma che è il vero motivo per cui si partecipa, non di certo per vincere.

La paura è sempre quella di venire risucchiati o di non riuscire a sfruttare abbastanza il momento.

La paura di molti, nel caso di Lucio Corsi, è di vedere snaturata la sua personalità.

In questo caso credo che la squadra di lavoro rimanga un elemento fondamentale.

Stringere gli accordi giusti, mantenendo l’identità artistica, è fondamentale.

Io mi auguro che l’unico effetto sia sulla popolarità della sue bellissime canzoni, anche se per molti sarà spiacevole dover pagare di più per un biglietto, o di ritrovarsi circondati da nuovi fan che conosco solo il brano di Sanremo.

Ma è sempre bello vedere crescere dei nuovi artisti e scoprire che è ancora possibile crescere lentamente, senza passare da scorciatoie trita artisti.

Grazie Zanobini per averci creduto.

Come sempre aspetto la tua opinione nei commenti.

W la musica, sempre.

Sara

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Immagine di Sara Velardo

Sara Velardo

Cantautrice, musicista, produttrice.

Lavora da 30 anni nel mondo della musica, ha prodotto 3 dischi come cantautrice, 3 come produttrice, ha suonato in tour internazionali.

Ha scritto le musiche per diversi spettacoli teatrali, ha vinto il premio Musica contro le mafie.

Tiene corsi di scrittura e consulenze personalizzate per musicisti e musiciste.

Dal 2022 scrive di musica su Mescalina, Meer e sul suo blog Faremusica.

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