Live Nation: come sta andando il processo?

Processo a live nation
Il processo a Live Nation è in corso. Il colosso americano sarà veramente penalizzato o è tutta una farsa?

In un precedente articolo ho parlato del monopolio di Live Nation sulla musica dal vivo e del processo in corso in America.

Nel frattempo le cose si sono mosse, e vale la pena fare il punto della situazione.

Il processo

Tutto inizia nel maggio 2024, quando il Dipartimento di Giustizia americano, insieme a 39 Stati più Washington DC, presenta una denuncia contro Live Nation e la sua sussidiaria Ticketmaster.

L’accusa è chiara: le due società hanno monopolizzato il mercato della vendita di biglietti per eventi live, adottando pratiche illegali per danneggiare la concorrenza e gonfiare i prezzi a discapito dei consumatori e degli artisti.

Uno dei rimedi chiesti al giudice era la separazione netta tra Live Nation e Ticketmaster.

Il processo inizia, le udienze si moltiplicano, e poi a sorpresa arriva la notizia: il Dipartimento di Giustizia ha raggiunto un accordo extragiudiziale con Live Nation.

Ovvero, non cambierà assolutamente niente.

L’accordo

Le due società non verranno smembrate.

Live Nation pagherà una multa di 280 milioni di dollari, dovrà vendere almeno 13 delle sue venue, consentire a concorrenti come SeatGeek ed Eventbrite di vendere biglietti sulle sue piattaforme e limitare le commissioni al 15% nelle sue sale più grandi, che rappresentano circa il 78% delle venue principali del paese.

Dovrà inoltre annullare un accordo siglato nel 2022 con Oak View Group, società guidata dal veterano della discografia Irving Azoff, attraverso il quale, secondo il Dipartimento di Giustizia, le due aziende avevano di fatto evitato di competere tra loro e consolidato il dominio di Live Nation sul mercato.

Ma cosa sono 280 milioni per un’azienda come Live Nation?

La senatrice Elizabeth Warren ha dato una risposta abbastanza eloquente: quella cifra rappresenta meno dell’1% dei profitti della società nel 2025.

Un’altra senatrice, Amy Klobuchar, ha annunciato che presenterà un disegno di legge per bloccare questo tipo di accordi, definendoli “antitrust corrotti”.

Ma forse non è finita qui

27 Stati e il District of Columbia hanno annunciato l’intenzione di proseguire nel contenzioso, presentando una mozione separata. La procuratrice generale di New York, Letitia James, è stata esplicita: l’accordo non affronta il monopolio che è al centro del caso e avvantaggia Live Nation a discapito dei consumatori.

Vale la pena notare che tra i pochi Stati che hanno aderito all’accordo ci sono Arkansas, Iowa, Mississippi, Nebraska, Oklahoma, South Carolina e South Dakota. 

Tra quelli che hanno detto no ci sono invece alcuni degli Stati più popolosi e con i mercati dell’intrattenimento più rilevanti del paese.

Le chat

Nel mezzo di tutto questo, durante il processo sono emersi dei messaggi su Slack tra due dirigenti locali di Live Nation che hanno fatto molto discutere.

Ben Baker, all’epoca Regional Director of Ticketing per alcune delle venue più importanti della Florida, e Jeff Weinhold, che ricopriva lo stesso ruolo nell’area di Washington, si scambiavano messaggi in cui si vantavano di aumentare i prezzi dei parcheggi ben oltre le indicazioni aziendali, di vendere pacchetti VIP a prezzi sproporzionati e di applicare commissioni senza chiedere autorizzazioni.

“Ho smesso di chiedere il permesso alla gente. Ora lo faccio e basta”, scrive Baker in uno degli scambi.

In un altro messaggio, parlando degli acquirenti di pacchetti VIP, Weinhold scrive che “quegli idioti non sanno cosa hanno comprato”.

I file erano stati secretati su richiesta di Live Nation, ma il giudice ne ha ordinato la pubblicazione.

L’azienda ha preso le distanze, definendo i messaggi come scambi privati tra un membro junior dello staff e un amico, e sottolineando di essere venuta a conoscenza dei contenuti contemporaneamente al pubblico.

Una precisazione che stride un po’ con i fatti: Baker oggi è Head of Ticketing per Venue Nation, la divisione di Live Nation che gestisce le venue. 

Weinhold è Senior Director of Ticketing per l’area metropolitana di Washington.

Cosa significa per chi fa musica in Italia

Come scrivevo nel precedente articolo sulla questione, Live Nation ha acquisito il Forum di Assago, il teatro Repower e ha preso in gestione il Carroponte. 

Tre delle location più importanti per la musica dal vivo a Milano, gestite dallo stesso soggetto che organizza i tour e vende i biglietti.

Il processo americano non cambierà dall’oggi al domani quello che succede qui. Ma quello che emerge dalle aule dei tribunali di New York racconta qualcosa di utile da sapere anche per chi fa musica o va ai concerti in Italia.

Quando un’unica azienda controlla la promozione, la biglietteria e le venue, le conseguenze le pagano i consumatori e gli artisti. 

Non è una teoria, è quello che sta cercando di dimostrare metà dei procuratori generali americani in un’aula di tribunale.

Seguirò gli sviluppi del processo. 

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Sara

 

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Immagine di Sara Velardo

Sara Velardo

Cantautrice, musicista, produttrice.

Lavora da 30 anni nel mondo della musica, ha prodotto 3 dischi come cantautrice, 3 come produttrice, ha suonato in tour internazionali.

Ha scritto le musiche per diversi spettacoli teatrali, ha vinto il premio Musica contro le mafie.

Tiene corsi di scrittura e consulenze personalizzate per musicisti e musiciste.

Dal 2022 scrive di musica su Mescalina, Meer e sul suo blog Faremusica.

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