Lavorare come chitarrista: miti da sfatare
Ci sono tante credenze errate nel mondo della musica, soprattutto quando si tratta di strumenti molto popolari come la chitarra.
È molto più frequente trovare strimpellatori di chitarra che di violino, giusto per intenderci, quindi è facile farsi un’idea sbagliata di quello che significa sapere suonare la chitarra.
Tabella dei Contenuti
Un chitarrista bravo deve essere virtuoso?
Molti giudicano la bravura di un chitarrista dalla tecnica, velocità, capacità di riprodurre in modo perfetto gli assoli più famosi.
Io non sono mai stata capace di farlo, e sinceramente non ci ho mai provato.
Ogni tanto mi sento frustrata per questo, ma in 30 anni di musica non mi è mai mancato il lavoro, perché mi sono specializzata in diverse cose.
Ho conosciuto chitarristi velocissimi, con una tecnica pazzesca, che non erano capaci di improvvisare o si perdevano nella struttura di brani molto semplici.
La tecnica non serve a niente se non senti la musica.
Accompagnare è facile?
Molti pensano che se un chitarrista è bravo a fare gli assoli, tapping, sweep picking e tutte quelle cose lì, sia in grado di accompagnare in maniera eccellente.
Dopotutto che ci vuole?
In realtà non è proprio così.
Ho conosciuto chitarristi che sono in grado di stupirti con degli assoli super veloci, ma accompagnano in modo del tutto anonimo, senza personalità.
Poniti questa domanda: in un brano ci possono essere uno o due assoli (nella musica attuale non ci sono quasi più), ma cosa succede durante il resto del brano?
Quando vai a sentire un concerto e non c’è tiro, che te ne fai degli assoli?

Suonare blues è facile?
No, suonare blues male è facile.
Alle jam session tutti vogliono suonare blues, ma dopo 20 minuti di pentatoniche diventa una tortura.
Se invece vai a sentire una vera band blues, capisci che è tutta un’altra cosa.
Questo vale anche per il reggae, i veri chitarristi reggae hanno una mano e un timing completamente diversi.
Magari suonano bene solo quello, ma un chitarrista molto più bravo tecnicamente non sarebbe mai alla sua altezza, se non appartiene a quel mondo.
E qui arrivo al prossimo punto: non si può suonare bene tutto.
Un bravo chitarrista sa suonare tutti i generi?
Suono la chitarra da 30 anni, ma se entrassi in una band metal di adolescenti, probabilmente sarei quella che suona peggio.
Se prendi un metallaro super virtuoso e lo metti a suonare jazz non sarà in grado, idem per il contrario.
Mi è capitato di lasciare delle band perché non mi sentivo all’altezza della situazione, nonostante gli altri membri fossero contenti di me.
Facevo tanta fatica a preparare i brani, non ero mai contenta di come li suonavo.
Erano situazioni di cover, in cui avrei dovuto imparare i brani così com’erano.
Col tempo ho capito che per esprimere al meglio le mie capacità è importantissimo trovare i contesti giusti.
Ti racconto questa cosa: anni fa sbavavo per un chitarrista elettrico, suonava con una band di amici miei. Veramente uno dei chitarristi più bravi che abbia mai conosciuto.
Ho scoperto che anche lui mi stimava molto e mi ha chiesto di dargli delle lezioni di strumming sulla chitarra acustica.
Io all’inizio pensavo che mi prendesse in giro, poi mi sono detta che forse il motivo per cui è cosi bravo sia quello di prendere tutto quello che può dagli altri, senza pensare mai di essere arrivato.

Cosa serve per lavorare come chitarrista?
Quali sono le competenze base?
- formazione di base: conoscere accordi, scale, regole armoniche
- tecnica: essere in grado di eseguire le parti in modo buono
Cosa ti distingue dagli altri?
- personalità
- suono
- tocco
- stile
- velocità nel preparare i brani
- impegno, carattere, correttezza
La mia esperienza
Ho iniziato a suonare la chitarra a 12 anni.
Dopo un paio di anni di studio, sono entrata nella mia prima band.
Eravamo due chitarristi, io non avevo ancora la chitarra elettrica ma suonavo l’acustica, quindi i ruoli sono stati subito chiari: io avrei suonato la chitarra d’accompagnamento.
Qualche mese dopo mi sarei munita anche io di una chitarra elettrica simil-strato ma ormai i giochi erano fatti, in più mi sono ritrovata a diventare la cantante della band.
Mi sentivo molto frustrata per questo, anche io avrei voluto imparare i riff, suonare gli assoli e cose del genere, ma essere relegata al ruolo di semplice chitarrista d’accompagnamento si è rivelato poi uno dei miei punti di forza.
Ho lavorato tantissimo su:
- ritmica, timing, dinamiche
- note di canto, risonanze, rivolti
- percussioni, slap, fingerpicking
- corde, suono e amplificazione (pickup, D.I. box, amplificatori per acustica)
- coordinazione per utilizzare looper e stomp box
- pedali per chitarra acustica (un octaver è fondamentale se suoni in solo e usi il looper)
Sono quindi molto specializzata nel mio campo.
Mi è capitato molte volte di suonare in trio: chitarra voce e batteria.
Si dice spesso che i chitarristi studiano gli assoli ma poi si ritrovano a dover accompagnare.
E anche se sei il solista più veloce del mondo, sapere accompagnare è una competenza fondamentale.
Posso assicurarti che le volte in cui ho dovuto studiare degli assoli sono state pochissime, io poi sinceramente odio studiare gli assoli, preferisco scriverne di miei.
Dal vivo mi capita quasi sempre di luppare e poi improvvisare sopra, per esempio.
Ma con la chitarra elettrica?
Sembra incredibile, ma da circa 5 anni a questa parte lavoro di più come chitarrista elettrica che acustica, soprattutto in studio di registrazione.
Il motivo?
Anche in questo caso mi sono concentrata sullo sviluppare qualcosa che mi distinguesse.
Ho impiegato anni solo per trovare un suono che mi rappresentasse.
La mia strumentazione è quasi tutta artigianale, ma è stato un caso, mi sono semplicemente innamorata di quel suono.
Non sono chitarrista mega brava, ma negli anni ho sviluppato una mia identità (ho parlato dell’importanza del cercare il proprio suono in questo articolo).

Quindi? Chi sono i chitarristi bravi?
Credo che sia molto limitante definire un chitarrista bravo o brava.
I chitarristi che rimangono nella storia sono quelli che riconosci, che hanno un loro suono, una loro voce.
Spesso leggo classifiche dei 10 chitarristi migliori della storia, e mi viene da ridere.
Ogni chitarrista ha una storia a sé, un’epoca storica (Eddie Van Halen adesso sarebbe ancora un innovatore?) e un contesto sociale che lo ha reso immortale.
Poi, ovviamente, in quelle classifiche spesso ci sono sempre i soliti nomi, e i chitarristi cosiddetti d’accompagnamento vengono sempre lasciati fuori.
Ma come si fa a misurare la musica?
10 chitarristi e chitarriste che mi piacciono
Tralasciando le solite classifiche e i soliti nomi, ti elenco 10 chitarristi e chitarriste che rappresentano per me sono riconoscibili, indipendentemente dalla tecnica o la preparazione teorica.
Ne sto dimenticando sicuramente tanti altri, ma ti scrivo i primi che mi vengono in mente.
The Edge
Uno dei miei chitarristi preferiti, si è inventato un mondo sonoro. Poche note ma incisive e un suono gigante, anche nei primi anni degli U2 (prima che avesse un team che setta amplificatori e pedali), riusciva a riempire tutto da solo, complice una sezione ritmica dritta e solida.
George Harrison
Come tutti gli altri membri dei Beatles aveva il grandissimo dono di essere musicale in qualsiasi cosa facesse, anche se si tratta di parti apparentemente semplicissime da suonare. Hai presente la poesia dell’ assolo di Something?
Robert Smith
Hai presente i riff di chitarra dei pezzi dei Cure?
C’è stato un momento della mia vita in cui un mio amico mi ha passato una loro raccolta da ascoltare e mi sono finalmente accorta di quanto Smith sia dannatamente incisivo.
Sì sono parti facilissime da suonare, ma quanti riff iconici sono semplici da suonare?
Dave Navarro
Forse sono l’unica persona al mondo che preferiva i Red Hot Chili Peppers con Navarro, se vuoi capire perché ascolta che tiro pazzesco ha in questo brano, dal minuto 1.40.
Ogni volta che mi capita di usare il wha wha mi viene in mente lui, sarà che questo disco lo ascolto ancora dopo 30 anni.
Quanto cambia il suono della band cambiando solo un elemento?
John Frusciante
Innegabile che i suoi riff di chitarra siano stati determinanti nella musica dei Red Hot Chili Peppers. Ha uno stile unico, fatto di suoni grossissimi e piccolissimi.
Senza di lui, come dicevo prima, la band sarebbe stata un’altra cosa.
Ani Di Franco
È una cantautrice, ma anche una delle chitarriste più incredibili che abbia mai sentito. Nessuno suona come lei.
Si lega delle unghie finte con lo schotch e strappa letteralmente le corde della chitarra, e intanto canta.
Se pensi che sia facile prova a imparare un suo brano.
Jonny Greenwood
Definirlo chitarrista è molto limitante, ricordo i primi live dei Radiohead su MTV, la sensazione era quella di guardare un alieno. Tutti hanno cercato di copiarlo ma lui ha semplicemente continuato a inventare cose nuove.
Qui un video vecchissimo che non gli rende giustizia, ma dovrei metterne almeno 20 per raccontare la sua evoluzione.
Joni Mitchell
Se pensi a lei ti vengono in mente le sue canzoni, ma hai mai ascoltato “Shadows and Light”? Con lei sul palco, tra gli altri, ci sono Pat Metheny, Jaco Pastorius e Michael Breker.
La scelta delle accordature e il tocco morbidissimo la rendono una chitarrista unica nel suo genere.
Michael Hedges
Un chitarrista ahimè conosciuto troppo poco, il suo disco Aerial Boundaries è semplicemente meraviglioso, in sostanza suonava già 40 anni fa quello che fanno molti chitarristi oggi su Youtube che vengono chiamati innovatori.
Cory Wong
Forse lo conoscerai come membro dei Vulfpeck, dopo di loro sono spuntati tantissimi imitatori, ha una mano destra che ti fa ballare, un tiro incredibile, veramente un maestro del funk.
Senti che tiro.
David Gilmour
Sì lo so, è uno dei soliti nomi.
Ma si può parlare di chitarristi senza parlare di Gilmour? Credo di no.
Una delle cose devastanti di Gilmour sono le attese:vuoti interminabili che vengono riempiti da poche, epocali, note.
Magari non apprezzerai nessuno dei chitarristi che ho citato ma fa parte del gioco, la musica è troppo soggettiva per essere unanime.
Ci sono delle doti oggettive che consistono nelle capacità tecniche, ma la musica non è una mera esecuzione di una parte, è trasmissione di emozione, ameno per me.
Tu che ne pensi?
Ti aspetto come sempre nei commenti.
Un abbraccio e w la musica, sempre.
Sara
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Sara Velardo
Cantautrice, musicista, produttrice.
Lavora da 30 anni nel mondo della musica, ha prodotto 3 dischi come cantautrice, 3 come produttrice, ha suonato in tour internazionali.
Ha scritto le musiche per diversi spettacoli teatrali, ha vinto il premio Musica contro le mafie.
Tiene corsi di scrittura e consulenze personalizzate per musicisti e musiciste.
Dal 2022 scrive di musica su Mescalina, Meer e sul suo blog Faremusica.



