Vai al contenuto

Sara Velardo - Musicista

Dopolavoristi o semiprofessionisti?

Dopolavoristi o semiprofessionisti?

Dopolavoristi o semiprofessionisti?

L’altro giorno mi sono imbattuta in una discussione in cui un ragazzo si lamentava di aver investito tempo e soldi nella costruzione di una band, per poi essere abbandonato dall’altro membro che ha deciso di andare a lavorare come impiegato.

La discussione viaggiava su toni piuttosto netti: o fai il musicista o fai l’impiegato, senza alcuna via di mezzo.

Ma è davvero cosi?

Ho iniziato a lavorare come musicista a 18 anni, suonavo già con professionisti, media di 3/4 date alla settimana in estate, ma quando mi sono trasferita al nord ho dovuto necessariamente trovare un altro lavoro per riuscire a pagare l’affitto.

Il mio sogno di fare la musicista si è forse infranto? Beh assolutamente no!

Ho sempre fatto di tutto per districarmi tra i miei due lavori, sacrificando tanto, tantissimo, ma ce l’ho sempre fatta.

Quindi mi dico: allora non è tutto per forza bianco o nero, no?

Tabella dei Contenuti

Premessa: chi sarebbero questi dopolavoristi?

Con dopolavoristi si intendono i musicisti che hanno un altro lavoro e fanno musica come hobby.

È un termine usato in senso dispregiativo, perché è convinzione comune che chi ha già un altro lavoro non si faccia pagare abbastanza per suonare, che anzi vada gratis, rubando il lavoro a chi vive solo di musica.

Di solito si pensa a band sui 40/50 anni che portano in giro il solito repertorio di cover (Pink Floyd, Dire Straits, U2, The Doors ecc), con strumentazione da migliaia di euro, in bar di provincia davanti a un pubblico di soli amici.

Seguiranno alcune foto generate dall’intelligenza artificiale alla richiesta “band di cinquantenni che suona su un palco” 😂

 

dopolavoristi
dopolavoristi

Sono davvero tutti così?

Questa è una visione assolutamente limitata e falsata della realtà…così come le foto generate dall’intelligenza artificiale.

Sì, è vero, ci sono anche loro, ma ci sono anche tantissimi musicisti che hanno un doppio lavoro e suonano ad alti livelli.

Esempio: Nel 2011 (credo) mi sono ritrovata ad aprire il concerto dei Perturbazione; all’epoca non avevano ancora partecipato a Sanremo ma i loro brani giravano in radio e i loro concerti riempivano i locali.

Ricordo che durante la cena prima del concerto, sono rimasta stupita nello scoprire che quasi tutti i componenti avevano un altro lavoro, e suonavano dal vivo nei week end.

Parlare con loro mi ha aperto nuove prospettive sulla mia futura strada da cantautrice, mi ha dato la motivazione per impegnarmi ancora di più.

È facile abbandonare tutto dicendo “ah non riesco a sfondare, lascio tutto” oppure “non riesco a guadagnare abbastanza, lascio la musica per fare un altro lavoro” ma la verità è che se ci tieni veramente, un modo lo trovi.

Quindi se qualcuno lascia la band perché vuole dedicarsi solo a un altro lavoro, forse sta cercando una scusa perché non ha voglia di impegnarsi o non crede nel progetto.

Dopolavorista o semiprofessionista?

Non importa con cosa ti guadagni da vivere, ma l’energia mentale che dedichi alla musica, l’impegno, la professionalità, la disponibilità a sacrificare tempo libero e riposo per studiare e suonare.

Non sono assolutamente d’accordo con i musicisti che dicono che se non fai solo musica di lavoro non sei un vero musicista. 

Conosco musicisti eccellenti che di mattina lavorano al mercato o alle poste, sapere che hanno un altro lavoro li rende meno bravi?

Spesso leggo post arrabbiati, a volte dettati da una legittima frustrazione per le difficoltà che si incontrano giornalmente nel mestiere da musicista, la famosa “guerra tra poveri”.

Io credo invece che se hai due lavori puoi tranquillamente definirti un semiprofessionista, dipende dal tuo ordine di priorità.

Dopolavoristi o semiprofessionisti?

Qual è il tuo primo pensiero quando ti svegli la mattina? 

Io stessa mi sono sentita tantissime volte a disagio perché lavoravo con professionisti mentre io avevo un altro lavoro, ma poi mi sono resa conto che la mia prestazione non ne risentiva minimamente.

Anzi, mi è capitato molte volte di innervosirmi perché alcuni professionisti non arrivavano preparati alle prove, mentre io mi svegliavo alle 5 del mattino per studiare.

 

Se ho due lavori sono meno brava degli altri?

Ho letto un’interessantissima conversazione online sul tema spinosissimo del cachet da chiedere ai locali.

Un ragazzo non professionista raccontava di aver avuto una discussione con un professionista in merito al cachet pattuito per una data in un locale.

Il ragazzo sosteneva di aver chiesto un cachet “proporzionato al nostro livello di bravura, perché non siamo professionisti”. 

Si pensa sempre che i dopolavoristi chiedano cachet bassi perché non hanno bisogno di soldi, in questo caso invece il motivo è molto diverso: il ragazzo non professionista non si sentiva all’altezza di un cachet da professionista.

 

Ho approfondito la questione cachet in questo articolo, credo ci siano però tanti luoghi comuni da sfatare sul mondo dei dopolavoristi o semiprofessionisti.

dopolavoristi
Ogni tanto metto qualche foto dell'AI perché non resisto.

Luoghi comuni 

I professionisti si impegnano molto di più dei dopolavoristi. 

FALSO

Mi è capitato di suonare in band miste e di vedere che i musicisti professionisti arrivavano alle prove impreparati e sfiniti dopo 6/8 ore di lezione. 

Non sempre fare i musicisti di lavoro significa avere più tempo per studiare, poi ci sarebbe da aprire anche un’altra questione, molti musicisti sono insegnanti e danno priorità all’insegnamento piuttosto che alla musica dal vivo.

In una band mista (pro e semipro) è difficilissimo organizzare le prove.

VERO

Molti professionisti tendono a voler provare la mattina perché di solito insegnano di pomeriggio e finiscono anche alle 22, diventa quindi difficile coordinarsi se il tuo secondo lavoro ha orari di ufficio 9/17. 

In alternativa ci sono i week end, ma spesso si suona dal vivo, in più se hai una famiglia diventa difficile organizzarsi.

I dopolavoristi chiedono cachet troppo bassi rovinando il mercato.

VERO E FALSO

Di gente che va a suonare per poco ne conosco tanta, alcuni fanno i musicisti professionisti, altri gli avvocati.

Entrambi rovinano il mercato. 

Mi è capitato più volte di rifiutare lavori per i cachet troppo bassi, al contrario di molti professionisti che puntano sulla quantità, uscendo a cachet ridicoli.

In gruppo misto si hanno spesso obiettivi diversi.

VERO (non sempre)

Avere un altro lavoro è un problema per tantissimi motivi, ma a volte ti consente di dire di no. 

Se invece la musica è il tuo unico sostentamento tendi a dire di sì anche se il repertorio non è proprio quello dei tuoi sogni.

Inoltre se si tratta di una band di musica originale, i non professionisti potrebbero avere magari più risorse finanziare da investire ma potrebbe essere un problema organizzare un tour di più settimane.

I dopolavoristi hanno strumenti da migliaia di euro che usano per suonare nei pub davanti agli amici. 

E QUINDI?

Come dicevo sopra, dipende da cosa intendi per dopolavoristi, è anche vero che ci sono tanti amatori che parlano più di strumenti che di musica, ma finché non danneggiano la categoria…cosa fanno di male?
 

Conosci altri luoghi comuni? Suppongo di sì, se ti va scrivimelo nei commenti!

 

Dopolavoristi o semiprofessionisti?
Questa è l'ultima, giuro.

Ai veri professionisti non importa che lavoro fai

Ti lascio con una riflessione finale: ci sono secondo me varie categorie di musicisti, così come varie categorie di amatori, dopolavoristi o semiprofessionisti.
 

Nella mia esperienza come musicista ho avuto modo di lavorare con tantissime persone, e salire gradualmente di livello, venendo a contatto con grandi professionisti della musica.

La cosa che ho notato secondo la mia esperienza è che i veri professionisti non si perdono in categorizzazioni.

Conta solo come suoni, come ti comporti, quanto ti impegni.

Più volte mi è capitato di confrontarmi con loro e dire “cavoli, anche io vorrei essere una professionista come te” e sentirmi rispondere “ma lo sei già”.

Perché l’unica cosa che conta è il modo in cui fai musica.

Ricorda, si può essere professionali anche se non si è professionisti.

Come sempre ti aspetto nei commenti.

W la musica, sempre.

Sara

5 commenti su “Dopolavoristi o semiprofessionisti?”

  1. Grazie mille Sara per questo articolo,
    questo tema è un punto molto caldo all’interno della musica; poiché la nostra cultura ci porta ad immaginare il musicista come una persona che scrive e arrangia tutto il giorno. Tuttavia, attualmente in Italia, agire in questo modo sarebbe sostenibile solo se ci mettessimo a dormire per strada…
    Personalmente, questo mese farò la mia prima esperienza lavorativa all’interno di una azienda, e perciò sono molto curioso di capire come si evolverà il mio tempo; calcolando che non sono più solo le 5 ore di scuola al mattino.
    Penso che sarà una grande lezione in vista del futuro, per capire se mi andrà bene passare la maggior parte della giornata staccato dalle mie passioni, o se dovrò rimboccarmi le maniche e prepararmi per cercare altro ( magari lavorare in uno studio, o comunque in ambienti musicali).
    In ogni caso, il mio obiettivo sarà quello di rimanere il più indipendente possibile economicamente, per evitare di essere obbligato a dire di sì a chiunque mi proponga di suonare alla sagra della polpetta😂

    1. Ciao Lorenzo! Sì, sicuramente il tempo e l’esperienza ti aiuteranno a capire qual è la strada giusta per te! Alcuni decidono di lavorare anche in negozi di musica per non allontanarsi dall’ambiente, e ti assicuro che il tipo di persone con cui dividi gran parte della giornata è importantissimo anche per il tipo di energia che ti serve nella musica. Aggiornami su come va col nuovo lavoro!

  2. Bellissimo articolo Sara. Condivido tutto e aggiungo che la realtà è sempre molto più complessa e articolata di quanto della banali definizioni possano lasciare intendere. Conosco pro che sono pessimi professionisti e con poca professionalità come semipro o appassionati decisamente migliori da molti punti di vista.
    La realtà economica degli ultimi anni ha spinto molti musicisti verso l’insegnamento e questo non ha aiutato perché insegnare per molti significa non vivere la musica al 100% così come fare un altro lavoro. Non per tutti, ma per tanti è così. Questo è solo un esempio che spiega in parte alcune tue esperienze passate.
    Grazie di essere così chiara e trasparente nel parlare di tutti i significati del fare musica.

    1. Grazie Simone per aver letto e commentato!
      Eh sì, generalizzare e categorizzare è sbagliato in tutti i campi, ogni persona è un mondo a parte!
      Per quanto riguarda l’insegnamento, sono perfettamente d’accordo con te, ho insegnato per qualche anno nelle scuole ma mi sono resa conto che non faceva per me, era appunto semplicemente un secondo lavoro, quindi ho preferito smettere e tenermi quello che avevo già.

      Molti miei amici amano insegnare ma spesso se vuoi sostentarti devi avere tante scuole e tanti allievi…e il tempo per buttarsi in nuovi progetti musicali diminuisce drasticamente, devi ottimizzare il tempo quindi cerchi occasioni di guadagno.

      È tutto molto complesso, ognuno cerca di trovare il proprio equilibrio, la cosa importante credo sia sempre non farsi la guerra ma cercare di adattarsi e venirsi incontro!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *