Dopolavoristi o semiprofessionisti?

Dopolavoristi o semiprofessionisti?

L’altro giorno mi sono imbattuta in una discussione in cui un ragazzo si lamentava di aver investito tempo e soldi nella costruzione di una band, per poi essere abbandonato dall’altro membro che ha deciso di andare a lavorare come impiegato.

La discussione viaggiava su toni piuttosto netti: o fai il musicista o fai l’impiegato, senza alcuna via di mezzo.

Ma è davvero cosi?

Ho iniziato a lavorare come musicista a 18 anni, suonavo già con professionisti, media di 3/4 date alla settimana in estate, ma quando mi sono trasferita al nord ho dovuto necessariamente trovare un altro lavoro per riuscire a pagare l’affitto.

Il mio sogno di fare la musicista si è forse infranto? Beh assolutamente no!

Ho sempre fatto di tutto per districarmi tra i miei due lavori, sacrificando tanto, tantissimo, ma ce l’ho sempre fatta.

Quindi mi dico: allora non è tutto per forza bianco o nero, no?

Tabella dei Contenuti

Premessa: chi sarebbero questi dopolavoristi?

Con dopolavoristi si intendono i musicisti che hanno un altro lavoro e fanno musica come hobby.

È un termine usato in senso dispregiativo, perché è convinzione comune che chi ha già un altro lavoro non si faccia pagare abbastanza per suonare, che anzi vada gratis, rubando il lavoro a chi vive solo di musica.

Di solito si pensa a band sui 40/50 anni che portano in giro il solito repertorio di cover (Pink Floyd, Dire Straits, U2, The Doors ecc), con strumentazione da migliaia di euro, in bar di provincia davanti a un pubblico di soli amici.

Seguiranno alcune foto generate dall’intelligenza artificiale alla richiesta “band di cinquantenni che suona su un palco” 😂

 

dopolavoristi
dopolavoristi

Sono davvero tutti così?

Questa è una visione assolutamente limitata e falsata della realtà…così come le foto generate dall’intelligenza artificiale.

Sì, è vero, ci sono anche loro, ma ci sono anche tantissimi musicisti che hanno un doppio lavoro e suonano ad alti livelli.

Esempio: Nel 2011 (credo) mi sono ritrovata ad aprire il concerto dei Perturbazione; all’epoca non avevano ancora partecipato a Sanremo ma i loro brani giravano in radio e i loro concerti riempivano i locali.

Ricordo che durante la cena prima del concerto, sono rimasta stupita nello scoprire che quasi tutti i componenti avevano un altro lavoro, e suonavano dal vivo nei week end.

Parlare con loro mi ha aperto nuove prospettive sulla mia futura strada da cantautrice, mi ha dato la motivazione per impegnarmi ancora di più.

È facile abbandonare tutto dicendo “ah non riesco a sfondare, lascio tutto” oppure “non riesco a guadagnare abbastanza, lascio la musica per fare un altro lavoro” ma la verità è che se ci tieni veramente, un modo lo trovi.

Quindi se qualcuno lascia la band perché vuole dedicarsi solo a un altro lavoro, forse sta cercando una scusa perché non ha voglia di impegnarsi o non crede nel progetto.

Dopolavorista o semiprofessionista?

Non importa con cosa ti guadagni da vivere, ma l’energia mentale che dedichi alla musica, l’impegno, la professionalità, la disponibilità a sacrificare tempo libero e riposo per studiare e suonare.

Non sono assolutamente d’accordo con i musicisti che dicono che se non fai solo musica di lavoro non sei un vero musicista. 

Conosco musicisti eccellenti che di mattina lavorano al mercato o alle poste, sapere che hanno un altro lavoro li rende meno bravi?

Spesso leggo post arrabbiati, a volte dettati da una legittima frustrazione per le difficoltà che si incontrano giornalmente nel mestiere da musicista, la famosa “guerra tra poveri”.

Io credo invece che se hai due lavori puoi tranquillamente definirti un semiprofessionista, dipende dal tuo ordine di priorità.

Dopolavoristi o semiprofessionisti?

Qual è il tuo primo pensiero quando ti svegli la mattina? 

Io stessa mi sono sentita tantissime volte a disagio perché lavoravo con professionisti mentre io avevo un altro lavoro, ma poi mi sono resa conto che la mia prestazione non ne risentiva minimamente.

Anzi, mi è capitato molte volte di innervosirmi perché alcuni professionisti non arrivavano preparati alle prove, mentre io mi svegliavo alle 5 del mattino per studiare.

 

Se ho due lavori sono meno brava degli altri?

Ho letto un’interessantissima conversazione online sul tema spinosissimo del cachet da chiedere ai locali.

Un ragazzo non professionista raccontava di aver avuto una discussione con un professionista in merito al cachet pattuito per una data in un locale.

Il ragazzo sosteneva di aver chiesto un cachet “proporzionato al nostro livello di bravura, perché non siamo professionisti”. 

Si pensa sempre che i dopolavoristi chiedano cachet bassi perché non hanno bisogno di soldi, in questo caso invece il motivo è molto diverso: il ragazzo non professionista non si sentiva all’altezza di un cachet da professionista.

 

Ho approfondito la questione cachet in questo articolo, credo ci siano però tanti luoghi comuni da sfatare sul mondo dei dopolavoristi o semiprofessionisti.

dopolavoristi
Ogni tanto metto qualche foto dell'AI perché non resisto.

Luoghi comuni 

I professionisti si impegnano molto di più dei dopolavoristi. 

FALSO

Mi è capitato di suonare in band miste e di vedere che i musicisti professionisti arrivavano alle prove impreparati e sfiniti dopo 6/8 ore di lezione. 

Non sempre fare i musicisti di lavoro significa avere più tempo per studiare, poi ci sarebbe da aprire anche un’altra questione, molti musicisti sono insegnanti e danno priorità all’insegnamento piuttosto che alla musica dal vivo.

In una band mista (pro e semipro) è difficilissimo organizzare le prove.

VERO

Molti professionisti tendono a voler provare la mattina perché di solito insegnano di pomeriggio e finiscono anche alle 22, diventa quindi difficile coordinarsi se il tuo secondo lavoro ha orari di ufficio 9/17. 

In alternativa ci sono i week end, ma spesso si suona dal vivo, in più se hai una famiglia diventa difficile organizzarsi.

I dopolavoristi chiedono cachet troppo bassi rovinando il mercato.

VERO E FALSO

Di gente che va a suonare per poco ne conosco tanta, alcuni fanno i musicisti professionisti, altri gli avvocati.

Entrambi rovinano il mercato. 

Mi è capitato più volte di rifiutare lavori per i cachet troppo bassi, al contrario di molti professionisti che puntano sulla quantità, uscendo a cachet ridicoli.

In gruppo misto si hanno spesso obiettivi diversi.

VERO (non sempre)

Avere un altro lavoro è un problema per tantissimi motivi, ma a volte ti consente di dire di no. 

Se invece la musica è il tuo unico sostentamento tendi a dire di sì anche se il repertorio non è proprio quello dei tuoi sogni.

Inoltre se si tratta di una band di musica originale, i non professionisti potrebbero avere magari più risorse finanziare da investire ma potrebbe essere un problema organizzare un tour di più settimane.

I dopolavoristi hanno strumenti da migliaia di euro che usano per suonare nei pub davanti agli amici. 

E QUINDI?

Come dicevo sopra, dipende da cosa intendi per dopolavoristi, è anche vero che ci sono tanti amatori che parlano più di strumenti che di musica, ma finché non danneggiano la categoria…cosa fanno di male?
 

Conosci altri luoghi comuni? Suppongo di sì, se ti va scrivimelo nei commenti!

Potrebbe interessarti: 5 modi per guadagnare con la musica

Dopolavoristi o semiprofessionisti?
Questa è l'ultima, giuro.

Ai veri professionisti non importa che lavoro fai

Ti lascio con una riflessione finale: ci sono secondo me varie categorie di musicisti, così come varie categorie di amatori, dopolavoristi o semiprofessionisti.
 

Nella mia esperienza come musicista ho avuto modo di lavorare con tantissime persone, e salire gradualmente di livello, venendo a contatto con grandi professionisti della musica.

La cosa che ho notato secondo la mia esperienza è che i veri professionisti non si perdono in categorizzazioni.

Conta solo come suoni, come ti comporti, quanto ti impegni.

Più volte mi è capitato di confrontarmi con loro e dire “cavoli, anche io vorrei essere una professionista come te” e sentirmi rispondere “ma lo sei già”.

Perché l’unica cosa che conta è il modo in cui fai musica.

Ricorda, si può essere professionali anche se non si è professionisti.

Come sempre ti aspetto nei commenti.

W la musica, sempre.

Sara

Iscriviti alla newsletter

Tutti i contenuti del blog e tanto di più.
Immagine di Sara Velardo

Sara Velardo

Cantautrice, musicista, produttrice.

Lavora da 30 anni nel mondo della musica, ha prodotto 3 dischi come cantautrice, 3 come produttrice, ha suonato in tour internazionali.

Ha scritto le musiche per diversi spettacoli teatrali, ha vinto il premio Musica contro le mafie.

Tiene corsi di scrittura e consulenze personalizzate per musicisti e musiciste.

Dal 2022 scrive di musica su Mescalina, Meer e sul suo blog Faremusica.

Condividi l'articolo:
Torna in alto


aspetta! non andare via a mani vuote!

Aspetta, Non andare via a mani vuote!

Iscriviti alla newsletter e ricevi subito template gratuiti per scheda tecnica, stage plan e press kit.

Plus: tutorial su booking, home recording e music business direttamente nella tua casella.

Aspetta, Non andare via a mani vuote!


Iscriviti alla newsletter e ricevi subito template gratuiti per scheda tecnica, stage plan e press kit.

Plus: tutorial su booking, home recording e music business direttamente nella tua casella.