Cosa vuol dire essere musicista?
Sono le sei del mattino,
mi sono alzata prestissimo per riuscire a scrivere questo articolo.
Mi sono svegliata all’alba perché è l’unico momento della giornata in cui riesco a ritagliarmi del tempo per fare una cosa che amo, non è la prima volta e non sarà l’ultima.
Ho sempre avuto un altro lavoro oltre a quello della musicista, sono andata a vivere da sola che avevo appena vent’anni, avere un altra fonte di reddito è sempre stato fondamentale per me.
Nel 2016 lavoravo part-time e stavo investendo tutti i miei guadagni nella produzione del mio terzo disco e nella strumentazione per produrre dischi di altri.
Per riuscire a farlo ho vissuto per tre anni in una casa senza gas, col boiler, fornelli a induzione e stufa a pellet.
Non andavo a cena fuori, uscivo solo per suonare, non andavo in ferie, suonavo e scrivevo, studiavo e arrangiavo. Tutte le mie energie, fisiche ed economiche, erano interamente destinate al mio disco.
Ti sei mai trovato o ti trovi ancora nella mia stessa situazione?
I sacrifici che ho fatto per la musica sono innumerevoli
L’estate scorsa ho suonato tutti i week end da giugno a settembre, lavoravo full time dal lunedì al venerdì, la sera andavo alle prove o suonavo dal vivo.
Mi svegliavo la mattina alle 6 per studiare i brani per la sera e poi andavo al lavoro, cenavo al volo e poi diretta in sala prove o sul palco.
Avere due lavori non è facile, ma non ho saltato neanche un concerto e a ogni live ho dato il massimo, come sempre.
Per la musica ho rinunciato alla mia vita sociale, al riposo, le vacanze, le ferie, infinite ore di sonno, compleanni, feste, qualità della vita e ho investito sempre tutti i miei guadagni in altra strumentazione musicale, nei miei dischi o in formazione.
Se nasci musicista in Italia sai già che ti aspetterà una vita difficile, fatta di sacrifici, lotte, delusioni e fallimenti, alternati ovviamente a grandissimi momenti di gioia e soddisfazione.
Il lavoro serio
Mi era stata instillata quella paura che i genitori provano per te, quando temono che da grande non riuscirai a mantenerti.
Ma già a diciotto anni alternavo scuola e musica, guadagnavo dei soldi suonando e studiavo tantissimo, avevo già contatti con agenzie che mi facevano lavorare.
La decisione di lasciare la Calabria, però, mi ha portata inevitabilmente a cercare un altro lavoro per avere la mia indipendenza, quindi ho iniziato a lavorare come impiegata.
A vent’anni hai tutte le energie e il tempo del mondo ma purtroppo spesso ti manca la determinazione, la visione a lungo termine.
Sapevo già suonare basso e chitarra e cantavo, ma ancora non avevo un progetto, quel tarlo che non ti fa dormire la notte.
Uscivo tutte le sere e mi interessava divertirmi, come tutti i ventenni.
Ho iniziato a desiderare veramente di fare la musicista di lavoro quando ho iniziato a fare la cantautrice.
Sono diventata una sorta di Benjamin Button, più vado avanti con l’età e più il mio bisogno di dedicare tempo alla musica cresce.
Dal 2010 al 2019 ho prodotto 3 dischi miei, 3 dischi per altri, ho insegnato musica, sono finita in tv e in radio, ho suonato in tutta Italia e all’estero, davanti a migliaia di persone o davanti a dieci, ho portato le mie canzoni in tutti i posti in cui c’erano orecchie pronte ad ascoltarmi.
In quel periodo ho sempre avuto un altro lavoro, ma stavo facendo tantissime cose, potevo investire, permettermi di stampare i dischi, pagare l’ufficio stampa ecc.
Stavo facendo la musicista, era innegabile, anche se non a tempo pieno.
In quel momento della mia vita volevo suonare solo musica inedita, non mi interessavano le cover, che sono una buona fonte di guadagno.
Mi sono buttata al 100% sulla mia musica, è stato uno dei periodi più belli e intensi della mia vita, avevo aperto la partita IVA, sentivo veramente che stava accadendo qualcosa.
Nel 2015 stavo per licenziarmi finalmente dall’altro lavoro, poi mi si è rotta l’auto e mi sono accorta che bastava un piccolo imprevisto per farmi cadere a terra, allora ho rinunciato.
E’ stato doloroso ma forse un po’ confortante, la paura che mi è stata trasmessa era ancora dentro di me, riguardando indietro penso che sia stato un bene, non avevo soldi da parte, non ero minimamente preparata ad affrontare gli imprevisti, non era ancora il momento.
Come superare la paura?
Nel mio caso mancava una programmazione di lungo periodo, un piano di accumulo che mi permettesse di creare un fondo di emergenza, un progetto, insomma.
Quello che consiglio a tutti è di pensare subito in un’ottica di lungo periodo, dal primo momento.
Siamo così concentrati sulla nostra musica, sull’amore per l’arte, che ci dimentichiamo il lato manageriale, che è fondamentale per continuare a fare questo lavoro bellissimo.
Ho iniziato questo blog proprio per questo, per scrivere le cose che avrei voluto leggere dieci anni fa.
Scegliere di tenermi un altro lavoro mi ha impedito di fare la musicista?
Assolutamente no.
- ho pubblicato 3 dischi come cantautrice e altrettanti come produttrice
- sono andata in tour in Italia e all’estero
- ho vinto premi musicali e avuto ottimi riscontri dalla critica musicale
- negli ultimi 7 anni ho scritto le musiche per 5 spettacoli teatrali
- ho seguito un corso di management musicale e per un periodo ho aperto una mia piccola etichetta
- mi esibisco nei teatri
- ho una costante attività live
- lavoro negli eventi privati
- tengo seminari di songwriting
- suono come chitarrista per altri, sia in studio che dal vivo
- continuo a scrivere canzoni e molti colleghi mi chiedono di collaborare
Inoltre, avere un altro lavoro mi ha permesso di dire quei “no” che spesso si fa fatica a dire, quando ti propongono condizioni lavorative non dignitose.
Come riesco a conciliare tutto questo con un lavoro full time?
La risposta è sempre quella: è difficilissimo.
Avere un altro lavoro a volte mi pesa tantissimo.
Devi saperti organizzare, sacrifichi tantissime cose, sei sempre stanca, hai dei momenti in cui vuoi mollare tutto e mandare tutti a quel paese.
Ma la musica è il mio ossigeno e mi restituisce tutto quello che le do, quindi ne vale sempre la pena.
Gli insegnanti di musica
Per anni mi sono sempre sentita in difetto rispetto agli altri amici che facevano i musicisti a tempo pieno, poi ho fatto una riflessione:
la stragrande maggioranza dei musicisti che conosco fa un altro lavoro oltre a quello del musicista: l’insegnante di musica.
Tu dirai: no va beh ma è comunque fare il musicista.
Io ti rispondo :“nì”.
Ho insegnato anch’io per un po’ di anni ma poi ho smesso, ho capito che non faceva più per me.
Non fraintendermi, ho avuto allievi che ho adorato e che mi hanno dato tantissime soddisfazioni, ho organizzato un saggio di musica con i miei allievi privati e mi sono commossa guardandoli, in quel periodo della mia vita amavo tantissimo insegnare.
Sono anche stata quel tipo di insegnante che se non studi ti manda a casa e ti dice “non sprecare i soldi dei tuoi genitori”.
Lavorare nelle scuole però è un’altra cosa, ti prendi gli allievi che ti arrivano, gli orari che ti impongono, i colleghi che ti capitano, il capo eccetera.
Fare l’insegnante di musica era diventato come avere un altro lavoro e io un altro lavoro ce l’avevo già, per quello ho smesso.
Se ti piace insegnare credo che sia veramente un bel lavoro.
Però comunque rimane un altro lavoro, no?
Tu che ne pensi?
Chi sono i dopolavoristi?
E’ un termine dispregiativo che molti musicisti usano per definire quelle persone che hanno un altro lavoro, non hanno bisogno di soldi e vanno a suonare gratis, principalmente cover, solo per divertimento.
Se fai un altro lavoro perciò rischi di entrare subito in questa categoria, gente che non ha bisogno di soldi e ruba il lavoro ai musicisti veri.
Ma cerchiamo di andare un attimo a fondo.
Cosa non va nei dopolavoristi?
Il fatto che abbiano un altro lavoro o il fatto che vadano a suonare gratis?
Certo, vanno a suonare gratis perché hanno un altro lavoro, ma il problema è andare a suonare gratis nei locali, rovinando il mercato e rubando effettivamente il lavoro a chi con la musica ci mangia.
Questo vale per tutti, anche per i musicisti a tempo pieno che escono a cachet ridicoli pur di suonare dal vivo, il mercato è in difficoltà anche per questi motivi, indipendentemente dal lavoro che fai prima di salire sul palco.
Suonare gratis significa non solo rovinare il mercato, ma anche contribuire ad alimentare la credenza secondo la quale la musica non è un lavoro, quindi non dobbiamo essere pagati.
Ma la musica è eccome un lavoro, anche se un lavoro difficile da fare.
Ti parlo di questo argomento perché a volte siamo noi a impedirci di provare a raggiungere i nostri obiettivi.
Ci poniamo davanti a bivi che non esistono: “o faccio il musicista al 100% o niente”, “inizierò a impegnarmi quando un’etichetta mi produrrà il disco”, “se ho un altro lavoro come faccio a impegnarmi nella musica”?
Se vuoi fare musica e lo vuoi fare per davvero ci sono tantissimi modi per riuscire a farlo.
PROBLEMA
- Lavori di giorno e non hai tempo per studiare?
- Non puoi perché i tuoi dormono?
- Non hai permessi al lavoro per andare a suonare perché li hai usati per andare in ferie?
- Lavori su turni e non puoi provare la sera?
- Non vuoi sacrificare i week end?
SOLUZIONE
- Studia la sera o la mattina presto.
- Vai a studiare in auto.
- Il prossimo anno fai meno ferie e tieniti i giorni per suonare.
- Prova nei week end.
- Forse non vuoi veramente fare il musicista.
Ma quindi? Chi sono i veri musicisti?
Ho tanti amici che hanno deciso di vivere solo di musica, altri amici che fanno due lavori, come me.
E siamo tutti musicisti.
Ci confrontiamo spesso su quelle che sono le criticità di scegliere un percorso anziché un altro, io mi lamento del poco tempo per suonare, loro si lamentano della mancanza di sicurezza economica e di tutele.
Non esiste una soluzione per tutti, una formula magica che ci assicuri che se studiamo abbastanza o ci impegniamo abbastanza raggiungeremo il nostro obiettivo, esiste la soluzione che ci consente di fare quello che amiamo.
Non permettere a niente di impedirti di fare la cosa che ami di più, circondati di persone che ti supportano e sono disposte ad amarti anche se ti perderai un compleanno, una festa, una cena o un week end, perché ti vorranno felice.
E tu, cosa sei disposto a sacrificare per la musica?
Ti aspetto come sempre nei commenti.
Un abbraccio e w la musica, sempre.
Sara
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Sara Velardo
Cantautrice, musicista, produttrice.
Lavora da 30 anni nel mondo della musica, ha prodotto 3 dischi come cantautrice, 3 come produttrice, ha suonato in tour internazionali.
Ha scritto le musiche per diversi spettacoli teatrali, ha vinto il premio Musica contro le mafie.
Tiene corsi di scrittura e consulenze personalizzate per musicisti e musiciste.
Dal 2022 scrive di musica su Mescalina, Meer e sul suo blog Faremusica.



