Alez Giovanniello
Come fare per farsi ascoltare e rispondere dai locali? Ce lo racconta Alez Giovanniello, organizzatore storico di eventi.

Cosa serve per suonare dal vivo? Intervista ad Alessandro Alez Giovanniello

Qual è il modo migliore per contattare gli organizzatori e organizzatrici di eventi?

Una delle competenze più sottovalutate del mestiere di musicista è la capacità di comunicare con gli addetti ai lavori.

Una comunicazione sbagliata può impedirti di lavorare, può rovinare la tua reputazione, può compromettere il numero di concerti che riesci a procurarti ogni anno.

Come dobbiamo proporci agli organizzatori di eventi? La bio va scritta in terza persona o in prima? Cosa dobbiamo elencare? Quali sono i cachet giusti?

Oggi cerco di rispondere a queste domande intervistando un nome storico nell’organizzazione di eventi: Alessandro Alez Giovanniello.

Un nome che conosci sicuramente se suoni vivi in Lombardia.

Ha organizzato eventi e festival per decenni, dai nomi enormi della musica italiana a nomi sconosciuti, che poi sono diventati conosciuti anche grazie a lui.

Concerti a Bergamo e dintorni

Innanzitutto ciao e grazie mille per aver accettato di partecipare a questa intervista. Parto subito con le domande:

S: Com’è la situazione della musica dal vivo in Italia? C’è ancora spazio per nuovi nomi?

A: Ho inaugurato il 2025 cercando di non avere un’opinione in merito.

Il prodotto musica è così distante da quello che sono i miei gusti e la mia formazione che a volte faccio fatica ancora a definirmi un accanito appassionato.

Amare un certo tipo di prodotto musicale suonato ed ambiziosamente contenutistico va di pari passo ad una voglia di scoperta e ricerca che, tocca faticosamente ammettere, in questo momento storico non c’è.

Eppure sono convinto che un pubblico di affamati ci sarebbe ancora e che probabilmente il ricambio generazionale ha avuto un brusco arresto.

A volte mi sembra che ci sia uno squarcio tra “vecchi” e “nuovi” ascoltatori. Probabilmente dovremmo ricominciare a pensarci come unica massa solida di utenza.

S: È ancora possibile crescere lentamente, costruendosi una fan base grazie ai live, o l’unico modo per emergere è passare dai talent?

A: Chi permette di salire su un palco e chi sul palco ci sale sono una stessa cosa nelle dinamiche della musica dal vivo.

Sono convinto che avere le spalle larghe ed una visione precisa sul percorso di un locale o di un musicista sia la strada da percorrere in direzione ostinata.

Soprattutto adesso. Soprattutto quando sembra che la domanda sia solo una.

Io i talent li odio.

Odio qualsiasi cosa che si traveste da parte integrante di un percorso formativo quando in realtà si parla di tutt’altro.

Un talent è un prodotto televisivo marginalmente collegato alla musica.

La formula ed il contenitore sono molto distanti dal sudore e la formazione che per natura deve protrarsi nel tempo.

Concerti organizzati a Bergamo e dintorni

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S: È ancora valido il principio: lavora sul tuo territorio prima, costruisciti la tua fan base nella tua città e solo dopo prova ad andare fuori regione?

A: Per me è una regola che vale sempre e che sempre deve valere.

Attestarsi in un contesto geografico prima di muoverti in altre direzioni, anche grazie ai mezzi attuali di comunicazione, differenzia un prodotto concreto da un artefatto sintetico.

S: Qual è il modo migliore per proporsi quando si scrive a un organizzatore o un’organizzatrice di eventi? Mail, social, link?

A: La comunicazione il più possibile professionale tramite comunicati regolari ha sempre più spessore rispetto alla sola vetrina social.

I contesti social invece assolvono al ruolo più immediato di vetrina.

Certamente uno strumento, un mezzo, ma non la soluzione per ogni formula comunicativa.

S: Quali sono gli errori più comuni che commettono gli artisti quando ti contattano?

Contattarmi senza conoscermi.

Non comprendere chi sia l’interlocutore e quindi non muovendosi verso un’interlocuzione funzionale ed efficace.

S: Cosa guardi quando scegli gli artisti per la tua programmazione? Social? Sito internet? Numero di follower? O ascolti solo la musica?

A: Io sono nel pieno di una fase organizzativa di stallo.

Al momento non sono mosso da motivazioni così forti da forzare il mio lavoro in un contesto che non reputo fecondo.

Di certo il pacchetto comunicativo deve essere la valutazione globale di ogni aspetto.

Anche se le cose che da sempre fanno la differenza è il prodotto artistico e la vocazione a stare su un palco.

Sembra banale ma più concerti si fanno e più ne farai.

Concerti a Bergamo e dintorni

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S:Una band emergente, che non ha ancora la sua fanbase, come può fare per riuscire a suonare dal vivo?

A: Esistendo.

Accettando di apparire in situazioni anche non presuntamente adeguate.

Essere vivi è l’aspetto primario se vuoi apparire vivo.

S: Quando è il momento giusto per parlare di cachet? Meglio parlarne subito o aspettare di aver creato un minimo di dialogo?

A: Fosse per me il cachet dovrebbe essere una formula di compenso obbligatorio.

Fosse per il sistema musica non appoggiato dagli enti e totalmente fondato su privato e volontariato, come in questo paese, la faccenda si complica parecchio.

Torniamo a quanto detto prima, chi suona e chi fa suonare sono parte dello stesso motore e per funzionare bene, per permettere anche solo di coprire gli investimenti, tocca muoversi all’unisono.

 

S: Con l’aumentare dei costi per la benzina e i caselli, a volte suonare dal vivo è un costo. Gli emergenti possono chiedere almeno un rimborso spese?

A: Certo che possono. E la stessa cosa vale anche per organizzatori, direttori artistici, uffici stampa, tecnici, volontari, localari.

Il prodotto è uno, le figure che lo compongono sono molteplici.

In un sistema funzionante ed armonico chiunque ha diritto ad un compenso.

S: Cosa ti fa preferire un’artista a un altro? Ci sono dei fattori determinanti?

La buona musica. Il bello.

Questo sicuramente in prima battuta e come elemento predominante su tutti gli altri.

Poi è ovvio, i fattori secondari sono centinaia.

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Rock Island

S: Ti è mai capitato che un gruppo fortissimo sulla carta si rivelasse un fiasco dal vivo?

A: Tantissime volte.

Ma ti assicuro che esistono anche band pazzesche sopra ad un palco che non dovrebbero mai entrare in studio.

S: Qual è la più grande difficoltà che incontri o hai incontrato nel tuo lavoro?

Piantare un seme.

Far capire a tutti che un evento, di qualsiasi cosa si tratti, sia un seme.

Che sia la rincorsa per qualcosa che possa deflagrare la serata dopo, quella dopo ancora o in un futuro ancora più lontano.

Una serata ben riuscita deve essere fonte di dinamismo e punto di partenza.

S: Se qualcuno volesse iniziare a fare il tuo lavoro, cosa consiglieresti?

Di mandare un curriculum alle poste. Ma a parte le battute, sicuramente di essere fermo e mettere sul tavolo chi si è. Anche a rischio di colossali fallimenti.

S: Se dovessi riassumere in una frase la tua filosofia di lavoro, quale sarebbe?

Coinvolgere.

Rendere protagonisti.

Tutti quanti. Quelli sotto prima di quelli sopra ad un palco.

 

Grazie ancora ad Alez per le sue risposte, spero che questa intervista ti aiuti a capire meglio come comunicare quello che sei, e trovare il modo migliore per farti ascoltare.

Come sempre, ti aspetto nei commenti.

W la musica, sempre.

Sara

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Immagine di Sara Velardo

Sara Velardo

Cantautrice, musicista, produttrice.

Lavora da 30 anni nel mondo della musica, ha prodotto 3 dischi come cantautrice, 3 come produttrice, ha suonato in tour internazionali.

Ha scritto le musiche per diversi spettacoli teatrali, ha vinto il premio Musica contro le mafie.

Tiene corsi di scrittura e consulenze personalizzate per musicisti e musiciste.

Dal 2022 scrive di musica su Mescalina, Meer e sul suo blog Faremusica.

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