Cosa è successo alla musica dal vivo?

“150 euro per vedere solo un palo”

“siamo finiti dietro a un vetro, non si vedeva niente”

“ho visto solo il pubblico, la voce non si sentiva”

Questi sono solo alcuni dei commenti che ho letto in giro sul concerto di Bruno Mars a San Siro.

Biglietti venduti ai soliti prezzi assurdi e condizioni di ascolto e visione pessime.

Il problema principale, a quanto pare, è stato il sistema delle prenotazioni.

Potevi scegliere il settore, ma non il posto.

Quindi molti si sono ritrovati davvero ai lati del palco, una cosa assurda!

Ora mi chiedo: quanto potrà andare avanti questa storia?

In Italia avremo una causa per contrastare lo strapotere di Live Nation o dobbiamo aspettare che la gente inizi a boicottare i concerti o, ancora peggio, a sfogare la propria frustrazione con qualche rissa allo stadio?

Cosa è successo alla musica dal vivo?
Foto di Alvise Salerno

In questi giorni sto riflettendo molto sul mercato della musica, e ho fatto una riflessione che riguarda streaming, indie e mainstream.

Se la tua musica non vende è perché è sbagliato il mercato

Ora ti spiego:

Prima dello streaming, etichette indipendenti e major distribuivano la loro musica su canali completamente diversi.

Le major avevano le grandi catene di distribuzione e i negozi generalisti (trovavi i cd anche nei centri commerciali).

Gli artisti indipendenti vendevano i propri dischi ai concerti, durante gli eventi organizzati dalle etichette e attraverso i negozi specializzati, magari anche di nicchia.

Era frequente che ci fossero dei negozi specializzati su un genere musicale, per esempio il metal, e attorno ad esso nascesse una community di appassionati che si scambiava ascolti.

Due canali di distribuzione diversi = due mercati diversi.

Poi è arrivato lo streaming.

Major e indipendenti si contendono lo stesso scaffale.

L’artista indipendente che ha finanziato il disco col crowdfunding deve competere con la major che ha migliaia di euro a disposizione per ogni singola uscita.

Stesso canale, stesso mercato.

Capisci che da quel momento in poi tutto ha iniziato a crollare?

Vendere i dischi ai concerti non è redditizio come una volta; la vendita dei cd ha subito un crollo incredibile.

E questo ha portato anche a un cambio di equilibrio nella dinamica delle etichette.

In questo contesto mi chiedo: ha ancora senso per gli indipendenti distribuire la propria musica sulle piattaforme di streaming?

Major e indipendenti: la fusione

Fino a qualche anno fa, c’era una netta distinzione tra mondo indipendente e mondo major.

Essere indipendenti era spesso una scelta per avere più libertà artistica, e i cosiddetti “indie” erano tali perché facevano una musica lontana dalle logiche di mercato.

Poi l’indie è diventato pop.

Radio Deejay ha iniziato a passare Thegiornalisti, Dente, Le Luci della Centrale Elettrica.

Le major hanno iniziato a firmare contratti con loro, Sanremo ha aperto loro le porte ecc.

Adesso la piccola etichetta spesso è solo un ponte per arrivare alla major.

Perché?

Perché è diventato sempre più difficile far fruttare un progetto musicale.

Pensaci: prima gli artisti guadagnavano dai concerti e dalle vendite dei dischi, oltre che dallo sfruttamento delle loro opere.

Se togli i guadagni dei dischi che cosa rimane?

Per quello i costi dei live sono aumentati così tanto: sono la fonte di guadagno principale per artisti ed etichette.

Io dico sempre: prima organizzavi un tour per promuovere un disco, adesso registri un disco così puoi andare in tour.

La crisi del mercato musicale ha portato quindi al prosperare di sciacalli come Live Nation che ha deciso di massimizzare i guadagni prendendo in gestione

  • artisti
  • venue
  • gestione dei biglietti

In un contesto del genere, Live Nation ha il coltello dalla parte del manico e può organizzare un concerto quando vuole, come vuole e al prezzo che vuole.

Vuoi davvero continuare a dare soldi a certa gente?

Personalmente non amo i grandi concerti, anche se ne capisco il fascino.

Sono andata allo stadio solo due volte con mia sorella e ho sentito l’emozione di ritrovarsi con altre 60.000 persone a cantare la stessa canzone, ma non riuscivo neanche a sentire bene la musica.

Vai per l’esperienza, per lo spettacolo, ma ha senso spendere centinaia di euro per vederlo da uno schermo gigante (se va bene) e tornare a casa frustrati?

Questo discorso vale anche per l’Idroscalo.

Il concerto di Cremonini è stato teatro di malcontenti per il parcheggio, la gente si è lamentata di non essere addirittura riuscita a entrare in tempo per l’inizio dello spettacolo.

In più tante lamentele per la scarsa visibilità e i volumi bassi.

Ripeto: vogliamo veramente accontentarci di questo?

L’anno scorso sono andata a sentire gli Afterhours al Carroponte e mi sono ripromessa di non andarci mai più. I volumi erano così bassi che da metà platea in poi non riuscivamo neanche a battere le mani a tempo.

Hai visto i video dei famosi “250.000 di Ultimo”?

Maxi schermi lontanissimi, sezioni vista bagni chimici e gente che discute dicendo “arrivavi prima”.

Cosa è successo alla musica dal vivo?
Foto presa da video tiktok

Leggi: Live Nation si sta comprando la musica dal vivo

Si presuppone sempre che la colpa sia del pubblico.

Che se vuoi un posto decente basta che prenoti per tempo e arrivi presto.

Ma non è così.

Per accaparrarsi un biglietto per Bruno Mars una mia amica è stata in attesa ben 3 ore e quando finalmente è arrivato il suo turno ha preso il primo biglietto disponibile.

Non ha potuto scegliere né riflettere sul tipo di biglietto che voleva.

Quindi per vedere un concerto decentemente devi

  • trascorrere ore sui siti di prenotazione che sono sempre intasati
  • arrivare in location prima di tutti (c’è gente che si piazza 3/4 giorni prima)
  • pagare dei prezzi esorbitanti

In tutto questo, nessuno ti garantisce che avrai delle condizioni ottimali di vista e ascolto, perché ci sono posti come San Siro e l’Idroscalo, che hanno limitazioni di volume per via delle case intorno.

Grandi eventi e grandi illusioni: lo stato della musica dal vivo

I grandi eventi, sempre molto partecipati, danno l’illusione che il mercato musicale sia in buona salute.

Migliaia di biglietti venduti, hotel prenotati, trasporti, ristoratori: tutti lavorano e tutti guadagnano.

Un grande evento è in grado di muovere migliaia di persone da tutta Italia (e da fuori), quindi si pensa che la musica sia ancora un mercato in salute.

Ma è proprio il contrario.

Il Rapporto SIAE 2025 racconta che le strutture oltre i 30.000 posti, che organizzano lo 0,4% degli eventi, catturano il 35,6% della spesa del comparto Pop, Rock e Leggera.

Pensa a come vengono organizzati e promossi i grandi eventi.

Vengono annunciati un anno prima, si aprono le biglietterie e subito i siti vanno in tilt, c’è sempre la sensazione che sia un evento a cui non puoi mancare e non si ripeterà mai più.

Ma poi si ripete ogni anno, e i prezzi aumentano sempre di più.

Ultimo ha organizzato questo mega eventone da 250.000 persone e subito dopo ha annunciato le date del tour.

E che fai non te lo vai a vedere quello che ha radunato 250.000 persone?

Elisa organizza, per i 30 anni di carriera, un mega concerto a Campovolo.

E che fai non te lo vai a vedere il concerto per i 30 anni di carriera?


Sempre grandi eventi, una distesa di piccoli schermi che riprendono un grande schermo.

Una sorta di karaoke collettivo fatto di schermi.


È questo che è diventata la musica dal vivo?

Intanto i club medio piccoli continuano a chiudere e i posti per organizzare concerti sono sempre meno.

Nessuno li tutela e nessuno ci investe perché ci si sta concentrando solo sui grandi eventi.

Come fanno gli artisti a crescere se non possono suonare dal vivo?

Non mi stancherò mai di ripeterlo: questi artisti sono gli stessi che all’inizio suonavano in locali da 500 persone. Dove probabilmente si sentiva e vedeva meglio.

Credo sia un privilegio enorme riuscire a vedere il concerto di un artista prima che diventi famoso.

Paghi poco, ti ascolti la musica e magari ci fai due chiacchiere dopo il concerto.

Fammi sapere che ne pensi.

Io, per ora, cercherò di boicottare certi eventi.

W la musica, sempre.

Sara

1 commento su “Cosa è successo alla musica dal vivo?”

  1. Molto interessante Sara, soprattutto perché racconti l’altra faccia della medaglia del concerto di Ultimo… perché dai media leggi che è stato un concerto incredibile, record senza precedenti bla bla bla… però non si sente mai parlare qualcuno di com’era la vista 8 kilometri più indietro e di quanto costava quel biglietto…
    io personalmente non sono mai stato ad uno di quei concerti follia, però mi sono reso conto già solo al concerto di Caparezza che per avere un posto buono sono dovuto andare lì 5 ore prima… Ora, finché si tratta di andare un po’ prima va bene, soprattutto se poi il concerto è stupendo.
    Ma pensare che per prendere un biglietto devo stare 3 ore su un sito, per avere un posto decente devo essere lì un giorno prima a rischiare lo svenimento…per poi chissà da dove guardo il concerto? È una follia

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Immagine di Sara Velardo

Sara Velardo

Cantautrice, musicista, produttrice.

Lavora da 30 anni nel mondo della musica, ha prodotto 3 dischi come cantautrice, 3 come produttrice, ha suonato in tour internazionali.

Ha scritto le musiche per diversi spettacoli teatrali, ha vinto il premio Musica contro le mafie.

Tiene corsi di scrittura e consulenze personalizzate per musicisti e musiciste.

Dal 2022 scrive di musica su Mescalina, Meer e sul suo blog Faremusica.

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