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Sara Velardo - Musicista

Come scrivere una canzone?

Come si scrive una canzone

Come si scrive una canzone?

 
Da sempre nel mondo della musica ci si interroga su un grande quesito: è possibile imparare a scrivere canzoni?
 

E sopratutto: come si scrive una canzone? 

Molti pensano che scrivere una canzone sia un atto istintivo, frutto di un talento naturale, e che un’opera artistica così intima non si possa imparare. O hai il dono o non ce l’hai.
 

Altri sostengono che l’arte, per potersi esprimere al meglio, abbia bisogno della tecnica per prendere forma e che una formazione accademica sia indispensabile per fare musica.

Nel mondo dell’arte, in generale, è sempre interessante analizzare un’artista, per comprendere la genesi di un’opera d’arte e le tappe che hanno portato il suo creatore o la sua creatrice a realizzare il prodotto finale. 
 
Alcuni pensano che Picasso fosse in grado solo di dipingere alla Picasso, mentre invece il suo stile è frutto di anni di studio e ricerca. Io sono fortemente convinta che prima bisogna imparare e poi sperimentare. 
Picasso scienza e carita
Scienza e Carità di Picasso, una delle sue prime opere.
Molti musicisti dilettanti pensano che il troppo studio, la troppa tecnica, possa in qualche modo inquinare il processo creativo perché limiterebbe l’esplorazione di nuovi mondi.
Dicono che quando conosci benissimo le regole dell’armonia non puoi buttarti in un accordo a caso per poi scoprire che è una soluzione geniale.
 
Conoscere l’armonia, d’altro canto, ti consente di avere una mappa mentale dei percorsi disponibili, e quell’accordo che sembra messo lì per caso non è altro che una soluzione armonica molto complessa ma basata comunque su delle regole.

 

C’è chi dice che i musicisti del conservatorio “studiano troppo”, non sono in grado di comporre musica propria o di essere creativi, c’è chi dice che senza studiare non sarai mai in grado di comporre alcunché.

 

Dove sta la verità?
La verità, come sempre, sta nelle canzoni.

 

Tralasciando tutta quella che è la musica colta, dalla classica al jazz, le cui composizioni spesso si basano proprio sull’approfondimento e l’esplorazione di determinati modi o scale, parliamo della musica moderna o popolare (cioè destinata al grande pubblico),  comprendendo in questa grande macro categoria tutti i generi musicali moderni, dal rock al pop al neo melodico al funk ecc.

 

 
 
A Kind of Blue di Miles Davis - definito il disco modale per eccellenza
A Kind of Blue di Miles Davis - definito il disco modale per eccellenza

Si può dire se una canzone è bella o brutta?

A volte mi è capitato di esclamare che una canzone fosse la peggiore canzone che avessi mai ascoltato in vita mia, di non riuscire a finire l’ascolto di un brano, di innervosirmi per quanto avessi trovato sgradevole una composizione.
 
In un altro luogo, in un altro momento, qualcun altro probabilmente stava cantando la stessa canzone a squarciagola pensando che fosse il brano più bello mai composto.

 

Ma è possibile definire se una canzone è bella o è brutta?

 
Il mio vicino di casa ascolta musica neo melodica, un genere che proprio non mi piace, e l’ascolta a volumi altissimi. Una tortura per me.
 
A volte impazzisco, accendo il mio impianto stereo a volumi altissimi e inizio a riprodurre la musica più lontana dal suo gusto, per esempio Bjork o  P.J. Harvey o gli Afterhours, solo per fargli provare il mio stesso disagio.
 
Una musica che per me è stupenda per lui non può che essere orribile, visto quello che ascolta.
 
Ci sono però dei metri di giudizio oggettivi? Certo.
 

Altrimenti non esisterebbero molte figure professionali che lavorano proprio grazie alla loro capacità di capire se un brano “funziona” o no.

Il testo, la melodia, il messaggio, l’arrangiamento, la struttura, tutto influisce nella riuscita di un buon brano.

 

Come nasce una canzone?

Si potrebbero scrivere migliaia di pagine per rispondere a questa domanda, differenziando quello che è un impulso creativo di un cantautore o di una cantautrice dentro la sua cameretta e il lavoro di un team di autori o autrici che scrivono canzoni.
 
Mi è capitato di scrivere brani in un minuto o di impiegarci 5 anni, di scrivere 4 pagine di testo per poi ridurle a una, di innamorarmi perdutamente di un brano che avevo scritto per poi raccogliere un timido cenno di approvazione dal mio produttore. Mi sono chiusa in casa per due giorni perché non riuscivo a darmi pace a causa di un brano che non riuscivo a finire, di scrivere in auto, al lavoro, di notte.
 

Scrivere canzoni è una delle esperienze più intense, stremanti, appaganti, dolorose e bellissime che puoi vivere nella vita.  

È un processo molto personale che non riguarda il prodotto finito, un momento intimo di esplorazione di se e di comunicazione profonda con il proprio lato creativo.

Vivere un’esperienza profonda di questo tipo non significa necessariamente essere in grado di scrivere brani che funzionano, questo è solo il primo passo.

Sicuramente per scrivere un brano bisogna avere qualcosa da dire. 

Ma sei in grado di dirla?
 
La cosa fondamentale da capire quando scrivi una canzone è che devi riuscire a portare gli altri nel tuo mondo.
 
Un brano che ti emoziona perché racconta di un episodio importante della tua vita potrebbe non sortire lo stesso effetto nel tuo pubblico.
 
Le canzoni ci emozionano perché raccontano una storia, puntano sulla capacità di immedesimazione.
 
Se è vero che è importante la sostanza, ovvero raccontare di quello che si sente e si conosce, è anche vero che senza la giusta forma non si va da nessuna parte.
 
Tempo fa ho tenuto un incontro sulla scrittura creativa, abbiamo provato a esprimere un sentimento comune, come l’amore, con vari esempi.
 
Ogni partecipante ha scritto una frase e ogni frase trasmetteva sfumature e sentimenti diversi, alcuni poco riconducibili all’amore, se analizzati nel profondo.
 
“Senza di te sarei perso” può essere considerata una frase d’amore o una dipendenza affettiva?
 
Ci siamo fermati ad analizzare quanto sia importante usare la giusta parola per il giusto contesto. 
Sei bellissima
Prima di pensare di iscriversi a un corso o un laboratorio di scrittura dovremmo però chiederci perché vogliamo scrivere canzoni.
 

Credo fortemente che un brano debba rispondere a un’esigenza profonda. 

E non mi riferisco solo a brani scritti in un momento di dolore o canzoni che parlano di tematiche sociali ma anche di canzoni spensierate concepite per durare un’estate. 

Anche queste rispondono a un’esigenza profonda, la voglia di trascorrere qualche minuto di spensieratezza ballando o cantando.
 
La musica serve anche a questo, anche se il testo ci sembra stupido e banale. Non è il mio genere preferito ma mi è sicuramente capitato di ritrovarmi a una festa e ballare e cantare qualche hit estiva, capita a tutti.
 

Ma come si fa a imparare a scrivere una canzone?

Non è semplice rispondere a questa domanda, è un percorso lungo fatto di canzoni buttate, confronto continuo, delusioni e crescita.
 
Ho iniziato a scrivere poesie alle scuole superiori, suonavo la chitarra già da qualche anno ma non avevo mai pensato di comporre brani miei, finché un mio amico mi ha spronata a iniziare.
 
Le mie prime composizioni non erano un granché, sono sempre stata molto timida e, quando i feedback non sono stati entusiasti come mi aspettavo, ho smesso.
 
La vera svolta è avvenuta quando a 20 anni ho lasciato il mio paese per trasferirmi al Nord, la lontananza da casa e l’impatto con una nuova vita hanno contribuito a far nascere in me un’urgenza espressiva.
 
Avevo bisogno di scrivere come mi sentivo.
 
 
 

Quando sei giovane è difficile distinguere le critiche costruttive dalle stroncature, in quel momento far parte di una band per me è diventato fondamentale.

Portavo in sala prove le mie bozze e si cercava tutti insieme di capire se il pezzo poteva funzionare, a volte un riff di chitarra diventava il tema fondamentale del brano, un ritornello diventava la strofa ecc. 

Sono stati anni molto belli in cui ho capito che il confronto con gli altri è fondamentale per crescere in tutti gli aspetti musicali, ancora di più come autrice.

Sono stata sempre molto anarchica e non ho mai pensato di affidarmi a qualcuno per imparare a scrivere, lo facevo perché mi piaceva, le centinaia di pagine dei miei diari non mi servivano più, avevo un nuovo mezzo espressivo.

 

La vera svolta è arrivata quando ho iniziato la mia strada solista, cercavo un produttore e mi sono confrontata con vari addetti ai lavori che mi hanno completamente destabilizzata. 

Quegli incontri sono stati fondamentali per me, ho capito la differenza tra fare musica per me e creare canzoni che potessero arrivare agli altri e trasmettere un messaggio.

Il punto di tutto è proprio questo: tu e le tue canzoni siete due cose diverse, separare l’ego dalle proprie opere è l’unico modo per crescere.

Ho iniziato allora ad ascoltare molta più musica italiana, ad analizzare i brani che funzionavano e che sono diventati patrimonio della nostra cultura, a cercare di capire perché quella canzone che urlavo in motorino a 15 anni mi ha cambiato la vita.

Su questo argomento avrei tantissimo altro da scrivere ma questo articolo è già troppo lungo, ti lascio con una domanda e se vuoi un esercizio: ci sono canzoni che proprio non ti piacciono ma piacciono da morire a tuoi amici o parenti?

Hai mai provato a capire perché? Cos’è che funziona in loro e non in te?

Cercare di analizzare dei brani che non ti piacciono è un ottimo modo per comprendere la scrittura, perché fuori dalla risposta emotiva ci sono tantissimi altri componenti che rendono efficace un brano. Se ti va poi scrivimi in privato o nei commenti!

Se ti interessa l’argomento iscriviti al blog, affronteremo pian piano tanti aspetti della scrittura.

W la musica, sempre.

 

Sara

 

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