5 consigli per fare musica davvero
A volte fare musica è frustrante.
Tutti ti dicono cosa devi fare, che strada devi prendere, e spesso quando pensi che stai per fare un salto di qualità ti ritrovi con il culo per terra.
E allora pensi che il mondo musicale fa schifo, che senza raccomandazioni non vai da nessuna parte, che forse è meglio che la musica rimanga un hobby.
Io ci ho combattuto per anni con questa sensazione fin quando, col tempo, ho cambiato completamente modo di pensare.
In questo articolo ti racconterò gli episodi cruciali del mio percorso musicale, e ti lascerò un template che ti aiuterà a fare chiarezza sul tuo percorso.
Tabella dei Contenuti
Consiglio n. 1: serve coraggio o strategia?
Aosta – maggio 2013
Sono in uno studio di registrazione che si affaccia su uno stabile pieno di uffici, bevo il caffè e guardo fuori dalla finestra.
Guardo i dipendenti seduti alle loro scrivanie, mi ricordo che oggi sono in ferie e che di solito quell’impiegata che sto fissando sono io.
Ieri ho registrato fino all’una di notte e ho dormito su un materassino gonfiabile appoggiato sul pavimento dello studio, riascolto la sessione di ieri e sento quelle scossettine sulla schiena che sanno di felicità.
Chiedo al mio produttore come ha iniziato a fare questo lavoro, e lui mi racconta della sua grande passione giovanile per il calcio.
Mi dice che amava allenarsi ascoltando musica in cuffia, e che a un certo punto si è accorto che la musica in cuffia era diventata più importante dell’allenamento.
Così ha mollato il calcio e ha iniziato a fare musica.
Ci penso spesso a questa storia, mi ricorda quanto sia facile cambiare idea su quello che vogliamo diventare.
Quel giorno ho deciso che avrei provato a fare solo musica di lavoro, tornata a casa ho chiesto il part-time e ho organizzato un tour di date in giro per l’Italia.
I tre anni seguenti sono stati incredibili: centinaia di date, apparizioni tv, singoli in radio, interviste e soprattutto tanta gente che cantava le mie canzoni.
Un sogno.

Tutto stava andando a gonfie vele!
Sono riuscita a mollare il lavoro?
No.
Colpa del sistema musicale e dei talent?
Assolutamente no.
Non sono riuscita a mettere soldi da parte e mi si è rotta l’auto proprio nel momento in cui mi sentivo pronta.
Per anni mi sono detta che sono stata sfortunata, ma la verità è un’altra: avevo paura, e non sapevo assolutamente come muovermi.
Lasciare il lavoro che si odia per fare solo musica è il sogno di tanti, ma cosa significa e cosa serve per farlo?
A distanza di anni ho capito che quello che mi mancava era:
- una strategia: non avevo messo soldi da parte per consentirmi di avere un cuscinetto in caso di difficoltà
- mentalità: sono andata a vivere da sola a 20 anni e ho sempre avuto un altro lavoro, che mi ha consentito di scegliere di fare solo la musica che volevo come volevo. Sarei stata disposta a scendere a compromessi per arrivare a fine mese?
- visione di lungo periodo: hai presente quando ti chiedono “dove ti vedi tra 5 anni?” Sembra una domanda stupida ma non lo è, se non sai dove vuoi arrivare non sai neanche che strada prendere. Io alla fine volevo solo più tempo e più giorni liberi per andare in giro a suonare, non avevo degli obiettivi chiari.
Mi capita tante volte di parlare con musicisti e musiciste che condividono la frustrazione di non riuscire a fare musica di lavoro, ma spesso il problema è un altro: non sono disposti a guardarsi dentro.
Prova a rispondere a queste domande:
- cosa saresti disposto/a a sacrificare per la musica?
- sai già dove vuoi arrivare?
- quali sono le tue risorse?
- in che modo pensi di guadagnare?
- lo vuoi fare davvero? Se sì, perché?
- hai veramente bisogno di lasciare il tuo attuale lavoro per fare musica?
Consiglio n.2: se la sala è vuota è perché il tuo pubblico è da un’altra parte.
Seregno (MB) – marzo 2016
Sto presentando il mio nuovo disco davanti a una sala piena di gente.

Gli ultimi 3 anni sono stati assurdi: sono finita in TV, in radio, la gente canta le mie canzoni a memoria, ho suonato per centinaia di concerti in giro per l’Italia, il mio ufficio stampa vuole portarmi a Sanremo, l’altro giorno in sala prove una ragazza mi ha chiesto l’autografo: assurdo.
Sono lanciatissima, forse stavolta riesco a fare il salto.
Figo, no?
Mmmmm…no.
Un paio di mesi fa, in studio di registrazione, ho guardato il fonico e ho detto: questo sarà il mio ultimo disco.
– “in che senso il tuo ultimo disco?”
– ”eh, vedrai”
Ricordo quella sera come una delle sere più belle della mia vita, ma anche uno dei punti cruciali del mio percorso artistico.
Il mio disco precedente era un insieme di tormentoni pop su tematiche sociali da cantare insieme, quello nuovo un disco rock/pop cupo e difficile.
Il disco precedente era per gli altri, questo era per me.
Sapevo che in molti non mi avrebbero seguita, è così è stato.
Prevedibile, ma comunque doloroso.
Colpa del pubblico e del mercato musicale?
Assolutamente no, è stata una mia scelta.
E ogni scelta comporta delle conseguenze: libertà artistica e successo commerciale spesso non vanno di pari passo.
Anzi, il pubblico è esigente, se cambi non è detto che ti seguirà.
Chiedilo a Bob Dylan, che quando è passato all’elettrico gli lanciavano le cose sul palco.
Comunque, il disco in realtà stava andando benissimo, grandi recensioni e complimenti dagli addetti ai lavori, ma il mio pubblico si era avvicinato per un altro tipo di canzoni, queste non le poteva cantare a squarciagola.
E io non avevo più voglia di cantare le canzoni vecchie, non avevo voglia di andare in giro chitarra e voce, volevo suonare in band, ma non era facile, e in fondo ero già contenta di come era venuto il cd, non sentivo il bisogno di andare in giro, mi era successo qualcosa dentro.
Quindi ho rallentato e poi ho deciso di fermarmi.
Ho forse perso un’occasione, ma non mi sono mai pentita di quel disco, anzi, è il mio preferito.
Ma mi è mancata la lucidità per pensare in termini di strategia di vendita.
Ho cambiato genere musicale, quindi mercato.
È cambiato il mio pubblico, ma io non sono andata a cercarlo.
Quante volte hai sentito qualcuno lamentarsi di non avere riscontro dal pubblico, senza chiedersi se sta parlando al pubblico giusto?
Spesso si pensa solo alla musica che si ha voglia di fare, per poi lamentarsi che non si ha riscontro commerciale.
La musica che passa in radio non è sempre quella che hai voglia di fare, ma la gente che ascolta la radio non è l’unico pubblico che esiste.
Ti sei mai chiesto dove si trovano le persone che potrebbero amare la tua musica?
Consiglio n.3: a volte bisogna solo spostare le energie.
Abbadia Lariana (LC) – settembre 2016
Il mio ultimo disco l’ho prodotto io, mi è piaciuto farlo, e ho deciso di provare a farlo per gli altri.
Non ho più voglia di stare sul palco adesso, voglio stare nell’ombra e pensare solo alla musica.
Continuo a suonare dal vivo, collaboro con altri artisti ma non ho più voglia di fare tour: 3 dischi in 5 anni sono tanti, non mi sono mai fermata e sono stanca.
Vivo in una vecchia casa senza gas, mi scaldo con una stufa a pellet e cucino con i fornelli a induzione.
Ho investito tutto nel mio ultimo disco e nella strumentazione per realizzarlo, non mi importa del comfort, mi importa solo della musica.
Metto un annuncio su internet e nel giro di un paio di settimane sto lavorando al disco di un cantautore.
Non ho uno studio di registrazione, ho solo un macbook pro, una tastierina, una scheda audio e un paio di microfoni.

Però mi viene bene, e mi piace da morire.
Inizio a crederci, mi invento un nome per un’etichetta, arrivano altri artisti, produco tre dischi e un paio di singoli, organizzo concerti, esce anche qualche articolo sul giornale, metto insieme un team di lavoro, seguo un corso di marketing per la musica, imparo un sacco di cose.
Arrangiare i dischi degli altri mi rigenera, mi piace, è la migliore terapia possibile per ridimensionarmi dopo anni a vendere me stessa.
Fare la produttrice è impegnativo soprattutto a livello umano, devi imparare a difendere ruoli e confini, ma è una cosa che impari sbagliando, non te la insegnano nei corsi di formazione.
Alla fine suonare rimane sempre la cosa più facile, è tutto il resto che è difficile da fare.
A un certo punto arriva il Covid, e tutto si ferma.
Io mi fermo, finalmente.
Trascorro il lockdown a riflettere su chi sono, cosa voglio fare e perché.
Suono, suono tantissimo, ricomincio a cantare dopo tempo e ricomincio a scrivere canzoni.
Il Covid è devastante per tutto il settore musicale, mi convinco che sono fortunata ad avere un altro lavoro fisso, torno full time e penso che forse la musica deve rimanere un hobby.
Ovviamente avrei cambiato idea, ma in quel momento non ti sei sentito/a destabilizzato/a anche tu?
Tantissima gente ha smesso di suonare, tanti altri hanno iniziato, è stato un periodo assurdo!
Tu come hai vissuto quel periodo? Avevi un piano B?
Io credo di non essere mai più stata la stessa, da quel momento in poi è iniziato un processo di cambiamento profondo che mi ha portata a vivere la musica in modo completamente diverso, e a muovermi verso quello che faccio adesso.
Consiglio n.4: ci sono tanti modi per fare musica
Nel 2017, mentre faccio la produttrice, inizio a suonare nei teatri: scrivo musiche per spettacoli teatrali e le suono dal vivo.
È capitato per caso: mi hanno coinvolta in uno spettacolo contro le mafie e il regista poi mi ha proposto di sostituire il suo musicista abituale.
Per me è una vera e propria manna: sono sul palco e suono musica scritta da me ma in un contesto completamente diverso, libera dalla responsabilità di riempire la sala: posso pensare solo a suonare, che meraviglia!
Nei teatri scopro un nuovo mondo: non devo occuparmi dell’organizzazione, invitare la gente su fb, parlare di cachet ecc, devo solo pensare a fare bene il mio lavoro.
E quando per anni ti occupi di tutto quello che riguarda il tuo progetto, non ti sembra vero di poter pensare solo alla musica!
Posso starmene nascosta dietro le quinte fino all’inizio dello spettacolo e sparire subito dopo.
La star non sono io: è l’attore, io sono un essere invisibile che produce note.
Lavorare in questi contesti paradossalmente mi ha aiutata tantissimo a migliorare la mia presenza sul palco: ci vuole tanta pratica per imparare ad essere invisibile.
Anche il modo in cui stai ferma è importante, interessante, no?
Il mondo del teatro è completamente diverso da quello musicale, e me ne innamoro.
Niente gente che mangia mentre suoni, niente chiacchericci.
Solo buio, silenzio e poi luce e applausi.
Un nuovo modo di fare musica, che non conoscevo.
Spesso puntiamo solo andare in giro per locali a suonare o insegnare nelle scuole, ma davvero stiamo ignorando tutto un mondo pieno di cose belle.
Che poi non è neanche difficile entrare in determinati contesti, a volte devi semplicemente tenerti pronto/a.
Sono fermamente convinta che se lavori sodo poi le soddisfazioni arrivano.

Dopo il lockdown ho deciso che volevo tornare part-time, perchè le mie attività musicali stavano riprendendo, e ho iniziato a fare qualche matrimonio con dei cari amici, in modo da fare cassa.
Non è che impazzivo all’idea di fare matrimoni, ma è uno dei pochi settori in cui si guadagna bene.
Poi però è successa una cosa che mi ha colpita profondamente.
Alla fine dell’anno faccio sempre i conti per capire quanto ho guadagnato con la musica, e mi sono resa conto che guadagnavo molto di più con gli spettacoli teatrali che con gli eventi privati.
Non l’avrei mai immaginato, eppure la matematica non mente.
Quindi, dopo un po’, ho inevitabilmente smesso di suonare ai matrimoni, per concentrare le mie energie sul teatro.
Liberare quello spazio mi ha consentito di avere molto più tempo per dedicarmi alla creazione di questo blog, e poi alla creazione del mio corso di formazione.
Una nuova strada che mi sta entusiasmando e dando soddisfazioni.
A volte dire di no a qualcosa è il punto di partenza verso una nuova strada.
Hai mai pensato se le situazioni musicali in cui suoni sono veramente valide?
Consiglio n.5: se non fai spazio non arriva niente
Non è facile riassumere 30 anni di musica in poche righe.
Ho scelto di raccontarti dei momenti che mi hanno fatto scattare qualcosa dentro, sperando di riuscire a far scattare qualcosa dentro di te.
Ti ho raccontato la mia storia, che è la storia di tanti.
Tanti desideri, ma spesso poca consapevolezza e mezzi per realizzarli.
È veramente troppo facile lamentarsi del sistema musicale, degli algoritmi, dello streaming, senza fare un’analisi profonda su quelle che sono le proprie responsabilità.
Quali sono state le scelte che hanno definito il tuo percorso musicale?
Sei felice di dove sei?
In tutti questi anni ho fatto un sacco di esperienze diverse, ho suonato su palchi prestigiosi e ho avuto un sacco di soddisfazioni.
Non ho mai fatto “il salto”, sono stata frustrata per molto tempo, ma poi ho realizzato una semplice verità: in 30 anni ho sempre fatto musica.
Anche se poi il lunedì arrivo in ufficio con le occhiaie fino alle ginocchia, anche se devo prendere ferie per andare in tour, anche se devo alzarmi alle 5 per studiare o scrivere prima di andare in ufficio.
Ci sono tantissimi modi per fare musica, devi solo volerlo.
- Se ti nascondi dietro al fatto che non hai tempo, forse non sei abbastanza motivato.
- Se pensi che il music business fa schifo e devi essere raccomandato, forse stai puntando alla popolarità e basta, non a fare musica.
- Se stai aspettando che arrivi qualcuno a finanziarti il disco, forse non hai veramente un’urgenza comunicativa.
Ho creato questo blog e il mio corso di formazione per tanti motivi, ma uno su tutti:
le scuole di musica ti insegnano a suonare, ma non a fare musica.
E non c’è nessuno che ti spiega come muoverti, come evitare fregature, come guadagnare.
La prima edizione mi ha fatto capire quanto ci sia bisogno di incontrarsi, condividere e fare rete.

Se vuoi davvero fare musica e capire come funziona fatti un giro qui e leggi cos’è stato per chi ha già partecipato.
La seconda edizione partirà in autunno e sarà ancora più ricca, e io non vedo l’ora di incontrare nuove persone con cui fare questo percorso insieme.
Prova a fare il primo passo.
Ti lascio uno schema da compilare che può aiutarti a fare chiarezza sul tuo futuro musicale.
A volte basta veramente riordinare le idee per apportare dei cambiamenti.
Fai una copia del file, buttaci dentro tutto quello che ti viene e fammi sapere cosa viene fuori.
Spero che questo articolo ti sia servito a fare un po’ di chiarezza.
A presto.
W la musica, sempre.
Sara
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Sara Velardo
Cantautrice, musicista, produttrice.
Lavora da 30 anni nel mondo della musica, ha prodotto 3 dischi come cantautrice, 3 come produttrice, ha suonato in tour internazionali.
Ha scritto le musiche per diversi spettacoli teatrali, ha vinto il premio Musica contro le mafie.
Tiene corsi di scrittura e consulenze personalizzate per musicisti e musiciste.
Dal 2022 scrive di musica su Mescalina, Meer e sul suo blog Faremusica.



